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L’Italia nella nuova alleanza globale per la healthspan

L’Italia nella nuova alleanza globale per la healthspan

6 ottobre 2026 64 views

Camillo Ricordi promuove l’ingresso dell’Italia nella nuova alleanza globale per la healthspan

Dalla ricerca pionieristica sulle isole pancreatiche a una piattaforma internazionale che unisce scienza, prevenzione, medicina rigenerativa, università, cliniche, territorio e patrimonio termale. La collaborazione promossa dalla Healthspan Action Coalition costruisce un ponte tra Stati Uniti e Italia con l’obiettivo di intervenire prima che la malattia diventi inevitabile e trasformare gli anni di vita in anni di salute.

 

«La sfida non è soltanto aggiungere anni alla vita, ma impedire che gli anni aggiunti si trasformino in anni di malattia, fragilità e perdita di autonomia.»

Vivere più a lungo non basta

Vivere più a lungo non basta. La vera sfida è vivere più a lungo mantenendo salute, autonomia, capacità fisica e funzione cognitiva. È intorno a questa distinzione, apparentemente semplice ma destinata a cambiare profondamente il modo di concepire la medicina, che si concentra oggi una parte importante del lavoro del professor Camillo Ricordi, scienziato italiano da decenni protagonista della ricerca internazionale sul diabete, sui trapianti cellulari e sulla medicina rigenerativa.

Per Ricordi, l’attenzione alla healthspan — gli anni di vita trascorsi in buona salute — non rappresenta una deviazione rispetto alla ricerca che lo ha reso noto nel mondo. È piuttosto la sua naturale estensione. Se per gran parte della carriera il problema è stato come curare meglio una malattia cronica complessa come il diabete, oggi la domanda si sposta ancora più a monte: come riconoscere per tempo i processi che portano alla malattia e come intervenire quando esiste ancora un margine reale per modificarne la traiettoria?

È da questa domanda che prende forma una collaborazione internazionale tra la Healthspan Action Coalition (HSAC) e una rete di importanti organizzazioni italiane, resa pubblica in occasione del Translational Longevity Summit di Boston e rilanciata nei giorni successivi a livello internazionale. L’iniziativa, sviluppata con Ricordi nel suo ruolo di Chief Scientific Officer di HSAC, mette insieme soggetti scientifici, accademici, clinici, filantropici e civici attorno a una visione comune: spostare il baricentro della medicina dalla sola risposta alla malattia verso una strategia capace di preservare la salute prima che il danno diventi clinicamente manifesto.

Dall’Italia a Miami: due culture scientifiche che si completano

Il percorso di Ricordi aiuta a comprendere perché questa alleanza fra Italia e Stati Uniti non sia soltanto istituzionale. Nella sua storia professionale convivono infatti due culture scientifiche che, a suo giudizio, possono completarsi. Dell’Italia ha portato con sé una concezione della medicina nella quale il paziente non coincide con la diagnosi: la formazione clinica, la cultura umanistica, l’attenzione alla storia della persona e la capacità di osservare il problema biologico senza perdere di vista il contesto umano.

A questo si aggiunge quella che Ricordi ha spesso descritto come la capacità italiana di “fare molto con poco”: trasformare la scarsità di mezzi in creatività sperimentale. È in questa cornice che affondano le radici di una delle innovazioni che hanno segnato la sua carriera. Dopo la laurea in medicina al San Raffaele, Ricordi lavorò allo sviluppo di una tecnologia per isolare dal pancreas le isole contenenti le cellule beta produttrici di insulina ideando brevetti come la Ricordi Chamber, standard internazionale nell’isolamento delle isole pancreatiche.

Negli Stati Uniti, e in particolare a Miami, Ricordi incontra maggiori risorse, più velocità decisionale e una forte capacità di trasformare rapidamente un’intuizione scientifica in un programma clinico. Se l’Italia gli aveva dato curiosità, inventiva e flessibilità, l’America gli offriva la possibilità di accelerare, rischiare e costruire piattaforme di ricerca su scala molto più ampia.

Anche l’immagine dell’orchestra, che Ricordi utilizza spesso per descrivere la ricerca, appartiene a questa visione. Provenendo da una famiglia legata per generazioni alla musica, considera la scienza come un lavoro nel quale competenze differenti devono suonare insieme: biologia, immunologia, medicina, ingegneria, nutrizione, tecnologia, epidemiologia e politiche sanitarie. Nessuna disciplina, da sola, può affrontare la complessità dell’invecchiamento e delle malattie croniche.

Il diabete come punto di partenza, non come confine

Il collegamento tra diabete e longevità diventa evidente quando si guarda alla crescita delle malattie cronico-degenerative. Ricordi ha più volte descritto l’espansione del diabete nel mondo come uno “tsunami”: un fenomeno di dimensioni tali che nemmeno un incremento enorme della capacità di offrire terapie avanzate potrebbe, da solo, assorbirne l’impatto.

La conclusione non è che la cura perda importanza. Al contrario: le terapie devono diventare sempre più efficaci, precise e accessibili. Ma, parallelamente, occorre ridurre il numero di persone che arrivano alla fase in cui cure complesse diventano necessarie. Lo stesso ragionamento vale per malattie cardiovascolari, renali, neurodegenerative e per molte condizioni associate all’invecchiamento.

In questo senso, la ricerca sul diabete diventa quasi un laboratorio concettuale della healthspan. Nel diabete di tipo 1, le terapie cellulari, i trapianti di isole e le strategie immunologiche puntano a ripristinare una funzione biologica perduta. Nel diabete di tipo 2 e nell’obesità, la crescente comprensione dei meccanismi metabolici permette invece di interrogarsi su quanto precocemente sia possibile intervenire su infiammazione, composizione corporea, sensibilità insulinica, rischio cardiovascolare e funzione d’organo.

Anche l’evoluzione dei farmaci incretinici e delle nuove terapie metaboliche mostra quanto velocemente si stiano superando i confini tradizionali delle singole specialità. Molecole inizialmente sviluppate nel contesto del diabete e dell’obesità vengono oggi studiate per effetti che coinvolgono cuore, rene, fegato e, in alcuni casi, sistemi biologici legati all’invecchiamento. Il punto, per Ricordi, non è trasformare un singolo farmaco in una soluzione universale, ma comprendere come metabolismo, infiammazione, immunità e rigenerazione siano parti dello stesso sistema.

Le nuove frontiere: cellule, immunologia e medicina rigenerativa

La ricerca di Ricordi continua nel frattempo a muoversi sul terreno dal quale tutto è iniziato. Le terapie cellulari e l’evoluzione dei trapianti di isole pancreatiche restano una delle frontiere più importanti, insieme allo sviluppo di strategie immunomodulanti capaci di proteggere le cellule trapiantate riducendo, idealmente, il peso dei farmaci antirigetto.

Un’altra linea di ricerca riguarda la possibilità di ottenere in laboratorio cellule produttrici di insulina a partire da cellule staminali. Se gli studi in corso confermeranno efficacia, sicurezza e durabilità, questa strada potrebbe contribuire a superare uno dei limiti strutturali del trapianto tradizionale: la disponibilità di pancreas da donatore.

La medicina rigenerativa entra così direttamente nel discorso sulla healthspan. Preservare la funzione significa infatti non soltanto impedire che un danno si produca, ma anche comprendere quando e come sia possibile riparare, sostituire o rigenerare tessuti e funzioni compromesse. La prospettiva diventa più ampia: prevenzione, diagnosi precoce e rigenerazione non sono compartimenti separati, ma momenti diversi di una stessa strategia.

Healthspan non significa semplicemente lifespan

Il concetto chiave è la distinzione tra lifespan e healthspan. Il lifespan descrive la durata della vita; la healthspan sposta l’attenzione sulla durata della vita trascorsa in condizioni di salute e di autonomia. È una differenza decisiva, perché una società nella quale le persone vivono più a lungo ma trascorrono molti degli ultimi anni con malattie croniche, disabilità o perdita di indipendenza affronta un problema non soltanto medico, ma anche familiare, sociale ed economico.

Per questo la healthspan non può essere ridotta alla ricerca di una “pillola della longevità”, né a un insieme di pratiche elitarie rivolte a pochi. Il problema reale è comprendere quali processi conducano progressivamente dalla salute alla fragilità e quali interventi possano rallentarli, modificarli o, quando possibile, prevenirli.

Qui entra in gioco una parola che Ricordi usa con particolare insistenza: anticipare. Anticipare non significa medicalizzare ogni persona sana, ma identificare in modo più accurato i rischi invisibili, distinguere ciò che è realmente modificabile da ciò che non lo è e intervenire con strumenti proporzionati prima che il danno diventi irreversibile.

Dalla medicina reattiva a quella predittiva e preventiva

Nel modello sanitario tradizionale, il sistema tende ad attivarsi soprattutto quando compare una patologia: arrivano i sintomi, la diagnosi, le visite, i farmaci, i ricoveri e le procedure. La nuova prospettiva cerca invece di spostare l’intervento all’indietro nel tempo.

Nel comunicato che accompagna la collaborazione internazionale, Ricordi sintetizza il passaggio con parole nette: la scienza si sta muovendo verso un paradigma nel quale è necessario individuare fattori di rischio invisibili anni prima che evolvano verso la malattia. L’obiettivo è integrare pienamente strategie predittive e preventive per preservare la funzione ed evitare il collasso di un sistema sanitario costruito quasi esclusivamente sulla reazione alla malattia già manifesta.

È un cambiamento di architettura, prima ancora che di tecnologia. Significa usare biomarcatori, imaging, informazioni cliniche, dati metabolici e strumenti digitali non per produrre una quantità indiscriminata di misurazioni, ma per prendere decisioni migliori. Significa anche verificare scientificamente quali interventi funzionano davvero: nutrizione, attività fisica, sonno, controllo dei fattori di rischio, prevenzione cardiovascolare, gestione del metabolismo e, quando appropriato, tecnologie o trattamenti più avanzati.

L’elemento più delicato è evitare due estremi opposti: aspettare la malattia, da una parte, e trasformare la prevenzione in una rincorsa a test e trattamenti senza evidenza, dall’altra. La healthspan, se vuole diventare medicina e salute pubblica, deve rimanere ancorata alla misurabilità, alla validazione e alla proporzionalità degli interventi.

Nasce un ponte operativo tra Stati Uniti e Italia

È in questo quadro che la Healthspan Action Coalition ha costruito una collaborazione con una rete italiana particolarmente eterogenea. Ne fanno parte Fondazione Bicocca, Italian Sources for Healthspan  (di cui Saturnia Natural Longevity è parte), Palazzo Fiuggi, Columbus Clinic Center, Tennis & Friends, Women Economic Forum Italy, BrainCircle Italy, AEON Foundation e The Cure Alliance attraverso l’Italy Healthspan Initiative.

La varietà dei soggetti coinvolti è forse il dato più interessante. Non si tratta soltanto di riunire centri di ricerca o cliniche di eccellenza. La piattaforma vuole collegare ricercatori, medici, università, fondazioni, imprese, innovatori responsabili, associazioni di pazienti, reti di leadership femminile, organizzazioni civiche e istituzioni pubbliche.

L’obiettivo dichiarato è creare una cooperazione stabile su scienza dell’invecchiamento e della longevità, medicina rigenerativa, prevenzione, educazione, confronto istituzionale e politiche pubbliche. Tra le attività allo studio figurano forum internazionali, programmazione congressuale, scambi tra esperti, iniziative di divulgazione per il pubblico, collegamenti tra ricerca e pratica clinica e un dialogo su investimenti e strategie sanitarie capaci di sostenere prevenzione, autonomia funzionale ed equità di accesso.

La coalizione vuole anche dare spazio a due dimensioni spesso lasciate ai margini della discussione scientifica: la leadership femminile e il coinvolgimento intergenerazionale. La longevità, infatti, non riguarda soltanto chi è già anziano. Le traiettorie che determinano la salute a settanta o ottant’anni iniziano molto prima e dipendono anche da istruzione, condizioni economiche, ambiente, accesso alla prevenzione e stili di vita costruiti nell’arco di decenni.

Terme, prevenzione e un patrimonio da reinterpretare

Uno degli elementi più originali della partecipazione italiana riguarda un patrimonio che appartiene alla storia del Paese da secoli: le terme. Italian Sources for Healthspan propone di integrare la tradizione termale con strategie contemporanee di prevenzione, ricerca e monitoraggio della salute.

Massimo Caputi, presidente di Italian Sources for Healthspan e Saturnia Natural Longevity, ha descritto questa impostazione come un’evoluzione del patrimonio termale italiano: una cultura millenaria del benessere messa in relazione con ricerca scientifica, innovazione medica e strategie di healthspan. L’idea guida è particolarmente efficace: contribuire, quando possibile, a prevenire che le persone diventino pazienti.

Utilizzare ambienti tradizionalmente dedicati al benessere come luoghi nei quali integrare, in modo rigoroso, valutazione clinica, nutrizione, attività fisica, recupero, sonno, gestione dello stress, interventi sullo stile di vita e studio degli effetti delle risorse termali naturali.

Saturnia e Fiuggi: la medical spa cambia identità

La presenza contemporanea di Saturnia Natural Longevity e Palazzo Fiuggi mostra come il settore delle medical spa stia cercando una nuova identità. Magno Cristiani, Managing Director di Palazzo Fiuggi, ha sottolineato l’integrazione tra base medica, tecnologie avanzate di biomeccanica, patrimonio delle acque di Fiuggi, ospitalità e cucina italiana di alto livello.

Questi modelli segnano un passaggio culturale: la spa non più soltanto come luogo di riposo, ma come ambiente nel quale costruire percorsi strutturati di prevenzione e promozione della salute. L’elemento distintivo rispetto a una clinica tradizionale è la possibilità di lavorare contemporaneamente su comportamenti, ambiente, esperienza quotidiana e aderenza, cioè su quei fattori che spesso determinano il successo o il fallimento di un programma di prevenzione nel lungo periodo.

Columbus Clinic Center: la healthspan dentro la clinica

Con Columbus Clinic Center il progetto entra invece in un contesto clinico strutturato. Paolo Cremascoli, membro del board, ha richiamato l’esperienza di Columbus Circle e di un dipartimento dedicato alla healthspan, con l’obiettivo di integrare diagnostica predittiva e prevenzione personalizzata in un setting basato sull’evidenza e collegato a un grande gruppo ospedaliero.

È un tassello importante perché mostra come la healthspan possa smettere di essere un concetto parallelo alla medicina convenzionale. Se predizione del rischio e prevenzione personalizzata vengono integrate con competenze specialistiche, diagnostica validata e percorsi clinici, possono diventare parte della normale continuità assistenziale.

Il vero banco di prova sarà la capacità di dimostrare che questo approccio migliora gli esiti: meno progressione verso malattie croniche, migliore controllo dei fattori di rischio, più autonomia funzionale e, idealmente, un uso più efficiente delle risorse sanitarie.

Tennis & Friends: portare la prevenzione dove le persone vivono

Un’altra componente della coalizione porta la prevenzione fuori dagli ospedali. Tennis & Friends ha costruito negli anni un modello basato su sport, comunità e screening gratuiti. Il presidente Giorgio Meneschincheri ha sottolineato un principio semplice: molte persone che non entrerebbero spontaneamente in una struttura sanitaria possono essere raggiunte nei luoghi nei quali si incontrano, fanno sport e partecipano alla vita sociale.

La prevenzione più sofisticata ha un valore limitato se resta accessibile soltanto a chi è già informato, benestante e motivato. Estendere la healthspan significa anche trovare modalità efficaci per raggiungere la popolazione generale e ridurre le disuguaglianze nell’accesso alla diagnosi precoce.

Lo sport, in questo senso, diventa sia strumento di salute sia piattaforma di comunicazione. Un controllo effettuato in tempo può identificare un rischio, ma può anche creare l’occasione per modificare comportamenti prima che la malattia si consolidi.

Tecnologia, leadership e società civile

La presenza di AEON Foundation, Women Economic Forum Italy, BrainCircle Italy e The Cure Alliance allarga ulteriormente il perimetro. Nicola Marino, fondatore e direttore di AEON Foundation, ha insistito sulla necessità di trasformare la ricerca scientifica in strategie di healthspan sostenute dalla tecnologia e in politiche capaci di prevenire la malattia. Il passaggio richiede il coinvolgimento congiunto di ricercatori, industria e istituzioni e, soprattutto, politiche fondate sull’evidenza.

Marilena Citelli Francese, presidente di Women Economic Forum Italy e BrainCircle Italy, ha definito la healthspan una delle grandi sfide umane, scientifiche ed economiche del nostro tempo. È una formulazione che sposta il tema ben oltre la medicina: vivere più a lungo in buona salute significa ridurre il carico di assistenza sulle famiglie, sostenere la partecipazione al lavoro, preservare competenze ed esperienza, migliorare l’autonomia delle persone e ridurre la pressione sui sistemi di welfare.

Shelley Ross, presidente di The Cure Alliance, ha sottolineato come l’Italia disponga di risorse scientifiche, culturali, accademiche e civiche di particolare valore e come la partnership possa rafforzare il dialogo internazionale, il coinvolgimento pubblico e la traduzione della conoscenza in azione.

Un problema biomedico, ma anche economico e sociale

Bernard Siegel, Executive Director della Healthspan Action Coalition, sintetizza forse meglio di tutti la dimensione sistemica del progetto: la healthspan non è soltanto una questione biomedica. È un imperativo sociale con conseguenze sulle famiglie, sui sistemi sanitari, sulla partecipazione al lavoro, sull’equità e sulla resilienza economica.

Questa prospettiva è essenziale. L’invecchiamento della popolazione viene spesso descritto soltanto come un aumento dei costi. Ma il problema reale è la distanza tra anni vissuti e anni vissuti in autonomia. Ridurre anche di pochi anni il periodo finale caratterizzato da fragilità, disabilità e multimorbilità potrebbe avere un impatto enorme sulla qualità della vita e sulla sostenibilità dei sistemi assistenziali.

La healthspan diventa allora un obiettivo collettivo. Non riguarda soltanto la possibilità individuale di vivere meglio, ma la capacità di una società di organizzare prevenzione, urbanistica, istruzione, lavoro, alimentazione, attività fisica, accesso alle cure e innovazione in modo coerente con l’invecchiamento della popolazione.

Dalla cura delle singole malattie ai determinanti comuni

Uno degli obiettivi più ambiziosi della nuova collaborazione è superare una visione frammentata, nella quale ogni patologia viene affrontata come un mondo a sé. Molte malattie croniche condividono infatti determinanti e meccanismi: disfunzione metabolica, sedentarietà, fumo, ipertensione, alterazioni del sonno, infiammazione persistente, obesità viscerale, vulnerabilità sociale e perdita progressiva di massa e funzione muscolare.

Intervenire sui determinanti comuni può quindi produrre benefici simultanei su più sistemi. È qui che la prevenzione personalizzata acquista senso: non una lista generica di buone abitudini, ma una strategia costruita sul profilo di rischio reale della persona e aggiornata nel tempo sulla base della risposta.

La stessa idea vale per la ricerca. Biomarcatori e nuove tecnologie non dovrebbero essere valutati soltanto per la loro capacità di misurare qualcosa, ma per la loro capacità di cambiare una decisione clinica e migliorare un esito. Questo criterio sarà decisivo per distinguere la medicina della healthspan da una semplice industria della misurazione.

Il ruolo dell’Italia nella nuova geografia della longevità

La presenza italiana nella coalizione non è quindi accessoria. L’Italia possiede una combinazione difficile da replicare: ricerca biomedica di alto livello, università, grandi centri clinici, una cultura alimentare storicamente favorevole, una tradizione diffusa di attività sociale e comunitaria e un patrimonio termale unico. Ma nessuno di questi elementi può essere dato per acquisito.

L’aumento dell’obesità e della sedentarietà, soprattutto nelle generazioni più giovani, dimostra che il vantaggio storico italiano può essere rapidamente eroso. La longevità osservata nel passato non garantisce automaticamente una futura longevità in salute.

La sfida è trasformare il patrimonio culturale e naturale in un modello contemporaneo, verificabile e riproducibile. La dieta mediterranea, per esempio, ha valore non come etichetta commerciale ma come pattern alimentare documentato; le terme possono acquisire un nuovo significato se inserite in protocolli misurabili; la vita comunitaria è un fattore protettivo se rimane realmente presente e accessibile; la prevenzione funziona se raggiunge anche chi non si sente ancora malato.

In questa prospettiva, l’Italia può diventare non soltanto un luogo nel quale si vive a lungo, ma un laboratorio internazionale nel quale studiare come tradizione, ambiente, ricerca e medicina possano contribuire insieme alla salute lungo l’intero arco della vita.

Una piattaforma transfrontaliera, non un evento isolato

La collaborazione HSAC-Italia è stata presentata come una piattaforma destinata a proseguire oltre il summit di Boston. I partner intendono esplorare forum internazionali, scambi scientifici, programmi educativi, collegamenti tra clinici e ricercatori, iniziative di sensibilizzazione e un confronto più strutturato con decisori pubblici e investitori.

Il valore potenziale della piattaforma dipenderà dalla sua capacità di trasformare la collaborazione in progetti concreti: studi multicentrici, standard condivisi, programmi di prevenzione valutabili, indicatori di outcome, protocolli di follow-up e modelli di accesso sostenibili. La parola “longevità” attira attenzione, ma la credibilità di un progetto di healthspan si misura nella qualità dei dati e nella capacità di produrre risultati riproducibili.

In questo senso, la dimensione internazionale può essere un vantaggio. Stati Uniti e Italia hanno sistemi sanitari, culture e modelli di innovazione molto diversi. Metterli a confronto può aiutare a capire quali interventi funzionano in contesti differenti e quali elementi possono essere trasferiti senza perdere efficacia.

Evitare, quando possibile, che le persone diventino pazienti

Alla fine, gran parte della visione di Ricordi può essere condensata in un’idea: evitare, quando possibile, che le persone diventino pazienti. Non significa promettere un futuro senza malattie e non significa negare l’invecchiamento. Significa spostare in avanti il momento in cui compaiono fragilità e patologie croniche, mantenendo più a lungo capacità fisiche, metaboliche e cognitive.

È un obiettivo enormemente più complesso del semplice aumento dell’aspettativa di vita. Richiede biomarcatori affidabili, prevenzione personalizzata, diagnosi precoce, ricerca sui meccanismi dell’invecchiamento, medicina rigenerativa, nutrizione, movimento, qualità del sonno, controllo dei fattori di rischio e valutazione rigorosa delle nuove tecnologie. Richiede anche una cultura sanitaria diversa, capace di occuparsi della salute quando la persona è ancora apparentemente sana.

Ed è proprio qui che il percorso di Camillo Ricordi torna al punto di partenza. Lo scienziato che ha dedicato gran parte della propria carriera a trovare nuovi modi per curare il diabete si trova oggi davanti a una domanda ancora più grande: come ridurre il numero di persone che arriveranno ad avere bisogno di quelle cure?

La risposta che sta cercando di costruire non è una singola terapia, un singolo biomarcatore o una singola istituzione. È una rete. Una rete che parte dalla ricerca e arriva alla società; collega Miami, Boston e l’Italia; mette allo stesso tavolo università, cliniche, fondazioni, prevenzione sul territorio, tecnologia e medical spa; e prova a trasformare la longevità da aspirazione individuale a progetto scientifico e sanitario condiviso.

Per Ricordi, quindi, il passaggio dal diabete alla longevità non rappresenta un cambio di rotta. È il passo successivo. Curare la malattia resta indispensabile. La sfida del futuro è arrivare prima.

Camillo Ricordi Healthspan
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