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Disordini correlati al glutine

Disordini correlati al glutine

22 luglio 2015 4703 views

DISORDINI CORRELATI AL GLUTINE

SENSIBILIZZAZIONE E CORRETTA INFORMAZIONE LE TERAPIE PIU’ EFFICACI

 Dopo il mese delle intolleranze al glutine ADI traccia un primo bilancio della campagna e introduce nuovi spunti di riflessione

anche alla luce  dell’ultima  Digestive Disease Week (DDW) di Washington.

 

Venerdì, 17 luglio – Sono 310 le farmacie che hanno aderito lo scorso mese alla campagna di sensibilizzazione sulle intolleranze al glutine in tutto il territorio italiano, ospitando gli incontri tra gli esperti ADI e la popolazione per consulti nutrizionali e informativi. Inoltre, più di 100 tra nutrizionisti (ADI) e gastroenterologi (AIGO) hanno risposto telefonicamente ai dubbi e alle curiosità della gente interessata.

A pochi giorni dalla fine del mese delle intolleranze al glutine, l’ADI – Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica, traccia un primo bilancio dell’iniziativa promossa in collaborazione con Schär e introduce nuovi spunti di riflessione sui trattamenti terapeutici dall’ultimo DDW (Digestive Disease Week), il più grande congresso di gastroenterologia e nutrizione americano, a cui alcuni esperti ADI hanno preso parte.

 

«Le domande più frequenti rivolte agli specialisti medici e dietisti, impegnati nella campagna hanno dimostrato quanto fondamentali siano la corretta informazione e il counseling dietetico, operati da un medico specializzato o da un Dietista esperto sulla malattia, sia verso i pazienti interessati che verso i genitori dei bambini celiaci – commenta Antonio Caretto, presidente ADI – La maggior parte dei partecipanti, ha infatti, sollevato dubbi su come arrivare alla diagnosi, sugli esami da effettuare, sulle figure mediche da consultare e soprattutto sulla possibilità di concedersi ogni tanto qualche strappo nella dieta».

 

ADI, sottolinea pertanto come le incertezze correlate a questo genere di disturbi siano aumentate in sintonia a un reale incremento della “sensibilità al glutine”(NCGS) e della malattia celiaca (fino a 5 volte soprattutto nei bambini). Le cause sono probabilmente legate a un aumento del consumo di grano, a una modificazione della qualità del frumento e del glutine presenti nei prodotti, nonché all’aumentato impiego del glutine da parte della food industry come additivo o come riempitivo e in ultimo da un notevole miglioramento delle tecniche diagnostiche che hanno permesso di fare chiarezza nel disordine generale.

 

«E’ importante essere al corrente che grazie ad appositi test clinico-strumentali  e adeguati algoritmi oggi è, infatti, possibile  diagnosticare con maggiore facilità e precisione la malattia celiaca,  porre una diagnosi di “sensibilità” (NCGS), oppure mediante breath test diagnosticare intolleranze al lattosio, al sorbitolo, al fruttosio  o stabilire la presenza o meno di un crescita abnorme e patologica dei batteri intestinali  – dichiara Massimo Vincenzi, medico gastroenterologo e membro di ADI – Altri metodi come il Vega test, il Cytotest sono stati proposti per saggiare presunte intolleranze alimentari soprattutto nel  tentativo  di poter suggerire un’opzione terapeutica nel campo del sovrappeso-obesità, ma non hanno mai raggiunto un livello di evidenza scientifica per cui non hanno  ricevuto l’imprimatur della scienza ufficiale.

 

Considerata la somiglianza di alcuni sintomi che legano la celiachia a disturbi come la sindrome dell’intestino irritabile,  molte persone tendono a fare confusione e ricorrono a  autodiagnosi affrettate e scorrette. ADI, pertanto, ricorda come sia fondamentale rivolgersi a personale sanitario competente e soprattutto non lasciarsi tentare dalle false e pericolose mode delle diete gluten free, con la convinzione che l’eliminazione del glutine dalla dieta possa migliorare lo stato di salute e favorire la perdita di peso.

 

«La terapia da applicare nel campo delle patologie glutine-correlate correttamente accertate resta essenzialmente quella dietetica – sottolinea Vincenzi, che di recente ha  partecipato all’ultimo DDW di Washington –  I ricercatori statunitensi sono comunque sempre più interessati a sviluppare terapie non dietetiche come ad esempio l’impiego del larazotide acetato, un peptide che modula le tight junction intestinali;  confrontato in uno studio randomizzato e controllato con il placebo  sembra poter ridurre  i sintomi intestinali e non  nei pazienti celiaci.

ADI glutine test clinico strumentale
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