{"id":1328,"date":"2011-11-28T10:15:43","date_gmt":"2011-11-28T09:15:43","guid":{"rendered":"http:\/\/medwellness.thedigital.it\/?p=1328"},"modified":"2016-01-12T10:43:36","modified_gmt":"2016-01-12T09:43:36","slug":"estremo-oriente-avamposto-di-nuove-tecnopatologie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.medwellness.it\/en\/estremo-oriente-avamposto-di-nuove-tecnopatologie\/","title":{"rendered":"Estremo Oriente avamposto di nuove tecnopatologie?"},"content":{"rendered":"<p><em>a cura di: Professor Massimo di Giannantonio &#8211; Dottor Giuseppe Di Iorio<\/em><\/p>\n<p>La Rete, per quanto sia universalmente percepita come un utile e veloce strumento di ricerca e comunicazione pu\u00f2, in certi casi, rappresentare lo scenario di gravi comportamenti di dipendenza. La ricercatrice americana K. Young, nel 1996, \u00e8 stata la prima ad individuare i segnali di una potenziale dipendenza dal WEB delineando i criteri diagnostici per l\u2019I.A.D. (\u201cInternet Addiction Disorder\u201d). Tale disturbo si manifesterebbe attraverso un controllo compulsivo della propria mail; sessioni di connessione vengono anticipate rispetto al momento previsto; lamentele dei familiari\/ amici per le ore che l\u2019individuo spende on-line e\/o per il denaro speso on-line; cambiamenti drastici nello stile di vita per avere pi\u00f9 tempo per stare in rete; diminuzione complessiva dell\u2019attivit\u00e0 fisica; diminuzione della socializzazione; ritiro sociale off-line (K. Young, 1996).<\/p>\n<p>Ma non tutti concordano nel definire l\u2019Internet Addiction Disorder un disturbo indipendente e come tale degno di una propria connotazione nosografica. Secondo i sostenitori di quest\u2019ipotesi le varie forme di IAD sarebbero solo manifestazioni diverse, alternative e, per certi versi, moderne e contemporanee di alcuni \u201cvecchi\u201d disturbi, primi fra tutti quelli dello spettro fobico ed ansioso-depressivo. Rispetto a quest\u2019ultimi gli internet abusers potrebbero esprimere il bisogno di inventarsi un rifugio, una nicchia a-spaziale e a-temporale nella quale nessuno pu\u00f2 essere scovato e svergognato, un luogo seminascosto da cui osservare senza essere visti e da cui gestire le relazioni in un modo pi\u00f9 sostenibile. Ma cosa accade se ci si perde, se si perde il punto di partenza e la strada per tornare indietro? Accade che si resta intrappolati in un mondo apparentemente rassicurante ma in realt\u00e0, incorporeo, alienante, fatto di relazioni e identit\u00e0 virtuali, dove un autentico incontro con l\u2019 \u201cAltro\u201d \u00e8 sostanzialmente impossibile. Le conseguenze sulla vita psichica possono essere devastanti. \u00e8 il caso del fenomeno denominato hIkIkOMORI. Il termine descrive una psicopatologia giapponese e, al contempo, un caso sociale nel quale il soggetto (per lo pi\u00f9 adolescente) si ritira completamente dalla societ\u00e0 (Asuka Kayama et al., 2008).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La parola Hikikomori significa isolarsi, chiudersi, chiudersi, ritirarsi; la traduzione in inglese coniata da Saito Tamaki nel 1998 \u00e8 \u201csocial withdrawal\u201d, vale a dire ritiro sociale (Saito T., 1998). Nei casi pi\u00f9 gravi l\u2019hikikomori non esce dalla sue stanza n\u00e9 per lavarsi, n\u00e9 per alimentarsi chiedendo che il cibo gli sia lasciato dinanzi alla porta di accesso alla stanza (E. Aguglia et al., 2010). I giovani adolescenti che praticano hikikomori sono per oltre il 90% di sesso maschile e di estrazione sociale solitamente medio-alta (Saito Tamaki, 1998). Le ragioni del fatto che i giovani maschi siano i portatori principali di tale disturbo si trova nella struttura della societ\u00e0 nipponica. Nella famiglia tradizionale giapponese, chiamata \u201cie\u201d, era, infatti, il figlio maggiore ad essere il successore e a lui spettava l\u2019eredit\u00e0. Dopo la seconda guerra mondiale la legge \u00e8 cambiata e la struttura familiare ie \u00e8 stata abolita ma il concetto \u00e8 rimasto lo stesso: il figlio maggiore viene preparato ad assumere la responsabilit\u00e0 della famiglia (Saito, 2002). Attualmente gli adolescenti che si ritirano in hikikomori in Giappone sono pi\u00f9 di un milione (vale a dire il 2% dei giovani e l\u20191% dell\u2019intera popolazione). Le caratteristiche richieste per definire la discesa in hikikomori sono: 1 ritiro sociale da almeno sei mesi; 2 fobia scolare precedente e ritiro scolastico; 3 ritiro dalle attivit\u00e0 lavorative; (talvolta) Internet Addiction Disorder; 4 inversione dei ritmi circadiani. Inoltre il paziente hikikomori, il giovane auto-segregato, \u00e8 sintonico col suo progetto, non si aspetta aiuto da nessuno e non ha, paradossalmente, alcun bisogno di aiuto (A. Piotti, 2008). L\u2019isolamento a cui aderiscono i giovani nipponici si protrae per periodi molto prolungati che variano da alcuni mesi a diversi anni, talvolta dieci o pi\u00f9. Nonostante il soggetto non parta da una condizione di svantaggio mentale e l\u2019auto-reclusione non sia considerata di per s\u00e9 una malattia, l\u2019isolamento autoindotto prolungato provoca diverse sequele psichiche quali antropofobia (cio\u00e8 la paura degli altri studenti, delle persone anziane e di non poter prendere l\u2019autobus o il treno etc.), paranoia, disturbi ossessivocompulsivi, depressione, agorafobia (la paura degli spazi aperti), apatia, inversione del ritmo circadiano, e comportamento regressivo (E. Aguglia et al, 2010). In certi casi, infatti, gli hikikomori emettono una voce infantile e cercano continuamente la presenza della madre, la vogliono toccare e averla sempre vicino. I giovani che vanno in hikikomori, numerosissimi in Giappone, sono relativamente meno rappresentati nelle altre civilt\u00e0 evolute, tuttavia negli ultimi anni sono stati registrati casi simili in Cina, Corea e negli Stati Uniti e persino in Italia (E. Aguglia, 2010). La deduzione \u00e8 che, pur rimanendo la matrice di questo comportamento direttamente connessa con alcuni valori e peculiarit\u00e0 dello stile di vita giapponese, l\u2019epidemia sia destinata a diffondersi anche attraverso forme differenziate o sub-sindromiche.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/medwellness.thedigital.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/4579893_l.jpg\"><img class=\"alignleft size-medium wp-image-1360\" title=\"4579893_l\" src=\"https:\/\/medwellness.thedigital.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/4579893_l-200x300.jpg\" alt=\"\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ma se, nella cultura giapponese, competitiva a tutti i livelli ed imperniata sui valori della dignit\u00e0 e dell\u2019onorabilit\u00e0, \u00e8 piuttosto facile essere colti da uno sguardo sprezzante che rimandi ad un adolescente il senso di una vergognosa inadeguatezza, come si spiega la diffusione dei comportamenti hikikomori anche alle nostre latitudini? Cosa accomuna le giovani generazioni nipponiche con quelle delle societ\u00e0 occidentali contemporanee? Si tratta forse di un effetto collaterale della globalizzazione culturale? La mia idea \u00e8 che Internet potrebbe rappresentare una sorta di \u201cuscita di sicurezza\u201d verso le difficolt\u00e0 che tutti gli adolescenti, chi pi\u00f9 chi meno, e in modi simili a tutte le latitudini, affrontano in questa fase della vita. Una strategia di risoluzione dei disagi adolescenziali che, al pari delle altre, se usata in modo scorretto, pu\u00f2 diventare disfunzionale fornendo \u201csoluzioni patologiche\u201d a \u201cproblemi fisiologici\u201d. Mi riferisco al fatto che Internet avrebbe la capacit\u00e0 di sostituirsi completamente alla realt\u00e0 sociale permettendo di vivere a proprio modo, secondo le proprie regole, conciliando i desideri e le fantasie inconsce e preservando dal pericolo di doversi vergognare della propria inadeguatezza. A tal proposito ci sembra arguta e pertinente l\u2019ipotesi di G. Pietropolli Charmet che individua negli adolescenti contemporanei di tutte le latitudini una tendenza a sostituire l\u2019antico senso di colpa edipico con il sentimento di vergogna narcisistica. Secondo questo autore la vergogna \u00e8 una \u201creazione\u201d legata alla concezione che l\u2019individuo ha della propria immagine pubblica nel momento in cui \u00e8 osservato o crede di esserlo. Chi prova vergogna, il pi\u00f9 delle volte, si vede impotente nei tentativi di smantellare e contrastare la propria immagine disprezzata. Nella sua mente l\u2019antidoto a tale sentimento \u00e8 quello di svanire dalla situazione vergognosa. Sentimenti di vergogna e timori di essere svergognati pervadono spesso l\u2019esperienza soggettiva degli adolescenti e la segregazione sembra essere una soluzione per proteggersi dallo sguardo dell\u2019Altro (G. Pietropolli Charmet, 2003). L\u2019adolescenza \u00e8 un periodo nel quale le emozioni vengono amplificate, vissute come totalizzanti e a volte insostenibili, al punto che si preferirebbe sparire dalla vista del mondo. Internet lo permette e, in molti casi, in modo irreversibile. \u00e8 quanto accade ai cybernauti pi\u00f9 fragili facilmente risucchiati nei vortici dell\u2019IAD che, in particolari condizioni psico-socioambientali, possono inabissarli fino alle oscure segrete degli hikikomori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di: Professor Massimo di Giannantonio &#8211; Dottor Giuseppe Di Iorio La Rete, per quanto sia universalmente percepita come un utile e veloce strumento di ricerca e comunicazione pu\u00f2,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1329,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[46],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.medwellness.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1328"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.medwellness.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.medwellness.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.medwellness.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.medwellness.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1328"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.medwellness.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1328\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1359,"href":"https:\/\/www.medwellness.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1328\/revisions\/1359"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.medwellness.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1329"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.medwellness.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1328"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.medwellness.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1328"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.medwellness.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1328"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}