{"id":136,"date":"2011-05-10T10:22:25","date_gmt":"2011-05-10T10:22:25","guid":{"rendered":"http:\/\/medwellness.thedigital.it\/?p=136"},"modified":"2016-01-12T10:43:41","modified_gmt":"2016-01-12T09:43:41","slug":"studi-e-ricerca-in-ambito-delle-tossicodipendenze-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.medwellness.it\/en\/studi-e-ricerca-in-ambito-delle-tossicodipendenze-2\/","title":{"rendered":"Studi e ricerca in ambito delle tossicodipendenze"},"content":{"rendered":"<p>Durante la giovinezza ero solito trascor\u00adrere i mesi delle vacanze estive con la mia famiglia, tra le colline di Valdobbia\u00addene, patria del Prosecco. Da studente universitario gran parte del mio tempo libero veniva equamente distribuito tra la frequentazione dei reparti di Chirur\u00adgia, Medicina e Psichiatria dell\u2019Ospe\u00addale di zona e le numerose cantine che producevano vino. I reparti erano in gran parte affollati da alcolisti, qua\u00adsi sempre cirrotici o usciti di senno per via di un delirium tremens. Allora era pressoch\u00e9 unanime l\u2019opinione che chi beveva lo faceva per risolvere dei gra\u00advi problemi psicologici, solo curando i quali egli avrebbe potuto sperare di smettere. Tale opinione era certamente influenzata \u2013mi riferisco agli anni \u201970 &#8211; dal\u00adla psicologia freudiana e dalle sue deri\u00advazioni, che in quel periodo sembravano aver conquistato un nuovo monopolio intellettuale nello studio della mente, so\u00adprattutto nella psichiatria nordamericana, allora punto di riferimento ineludibile per la maggior parte degli psichiatri. Anch\u2019io rimasi affascinato da quelle teorie, tanto da decidere di sottopormi in quel perio\u00addo ad un lungo trattamento psicoanaliti\u00adco nella speranza di riuscire a curare pi\u00f9 efficacemente i pazienti ai quali andavo, giorno dopo giorno, sempre pi\u00f9 affezio\u00adnandomi. L\u2019analisi miglior\u00f2 decisamen\u00adte la qualit\u00e0 della mia vita, ma essa la\u00adsci\u00f2 del tutto indifferenti i \u201cmiei tossici\u201d che continuarono a comportarsi n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno come prima. Cominciai allora a sospettare che la psicoterapia non solo non fosse in grado di aiutare le persone a smettere di drogarsi, ma che essa poteva in molti casi risultare addirittura contro\u00adproducente favorendo, invece di ridurlo, il rischio di una ricaduta.<br \/>\nPiano piano si fece strada in noi dell\u2019equi\u00adpe la consapevolezza che doveva esi\u00adstere una dimensione neurobiologica, precedente quella mentale, con la quale avremmo dovuto confrontarci, se voleva\u00admo cercare di \u201cguarire\u201d i nostri pazienti. I problemi psicologici di un tossicodipen\u00addente attivo non apparivano espressione di una difficolt\u00e0 personale, ma essi anda\u00advano imputati prevalentemente all\u2019uso del\u00adle sostanze. Solo in questo modo riusci\u00advamo a spiegarci quel che osservavamo, con sempre maggior frequenza, durante la nostra pratica clinica quotidiana. Solo cos\u00ec riuscivamo a spiegare i cambiamenti presentati dalla maggior parte dei nostri pazienti, fin dai primi giorni successivi alla disintossicazione. In molti casi sembrava di assistere ad una vera e propria metamorfosi. Le ansie dei pazienti in fase attiva, le loro depressioni, le loro insonnie, i loro numerosi disturbi, in apparenza psicologici, andavano sciogliendosi come neve al sole nelle settimane successive alla disintossicazione stessa, portando alla luce un compor\u00adtamento \u201cnuovo\u201d, positivo e, per molti aspetti, inatteso.<br \/>\nCirca un anno fa prendemmo in cura, inviatoci da un gruppo di auto aiuto, un signore di 52 anni, sposato, con due figli e un nipotino nato di recente. Di professione infermiere, da poco in pensione, da almeno 30 anni beveva molto e da almeno 20 la sua vita era diventata un inferno. Tutti i tentativi fatti dalla famiglia per far smettere di bere il paziente si erano rivelati inutili: inutili i ricoveri, le frequentazioni dei gruppi di auto aiuto, le esortazioni e le minacce che moglie e figli facevano di continuo. Lo scetticismo dei familiari era giunto ad un punto tale che quando, pochi giorni dopo l\u2019inizio del tratta\u00admento, le cose cominciarono a migliorare essi, per molto tempo, si rifiutarono di creder\u00adci. Ma anche il paziente era profondamente stupito di se stesso, da quella voglia di bere che era andata sempre pi\u00f9 diminuendo, sen\u00adza che alla sua volont\u00e0 fosse stato richiesto uno sforzo particolare. Dopo un anno di cure, prevalentemente farmacologiche, oggi ridotte a qualche compressa al giorno, \u201cnacque\u201d una persona nuova, solo di recente accettata, in quanto tale, anche dai suoi cari.<br \/>\nLe cose non andarono molto diversamente per un giovane paziente che nella sua vita non aveva mai dimostrato un interesse par\u00adticolare per l\u2019alcol. La sua attenzione si era rivolta, in maniera sempre pi\u00f9 massiccia, esclusivamente alla cocaina. Lo prendem\u00admo in cura tre settimane fa, all\u2019et\u00e0 di circa 30 anni, sposato e con tre bambini piccoli. Lavo\u00adrava con il suocero in un\u2019attivit\u00e0 commerciale, lavoro che sapeva condurre molto bene. Ci fu inviato da una collega psichiatra, alla quale si era rivolto per i numerosi problemi psicologici che, soprattutto negli ultimi due anni, \u2013 come conferm\u00f2 la moglie \u2013 rese pressoch\u00e9 invivibile la loro vita, sia in famiglia, sia nell\u2019ambiente di lavoro. Il paziente appariva sempre pi\u00f9 teso, frettoloso, irritabile ed aggressivo. Non riusci\u00adva a star seduto pi\u00f9 di 10 minuti di seguito, n\u00e9 quando pranzava n\u00e9 quando parlava con qualcuno. Era un\u2019anima in pena, che da mol\u00adti anni non dormiva quasi pi\u00f9 la notte, costretto ad alzarsi continuamente. Con frequenza, ormai settimanale, spariva il pomeriggio per far rientro all\u2019alba del giorno successivo, di\u00adstrutto dalla stanchezza e dall\u2019intossicazione di cocaina. Di qu\u00ec la decisione, sub\u00ecta dal paziente, di ricorrere ad un aiuto psicologico, per i numerosi problemi mentali che andava\u00adno aggravandosi: dall\u2019insonnia, all\u2019irritabilit\u00e0, dall\u2019ansia alla depressione. Iniziammo il trattamento farmacologico che, normalmente, utilizziamo nei casi di dipendenza da cocai\u00adna. Sia la moglie che il paziente rimasero molto perplessi al nostro rifiuto di iniziare la psicoterapia che si attendevano; essi per\u00f2 si dovettero arrendere di fronte alla nostra deter\u00adminazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Durante la giovinezza ero solito trascor\u00adrere i mesi delle vacanze estive con la mia famiglia, tra le colline di Valdobbia\u00addene, patria del Prosecco. 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