{"id":4501,"date":"2013-07-29T09:30:00","date_gmt":"2013-07-29T07:30:00","guid":{"rendered":"http:\/\/medwellness.thedigital.it\/?p=4501"},"modified":"2016-01-12T10:39:34","modified_gmt":"2016-01-12T09:39:34","slug":"diabete-mind-the-gap","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.medwellness.it\/en\/diabete-mind-the-gap\/","title":{"rendered":"Diabete. Mind the Gap!"},"content":{"rendered":"<p>Tra il dire e il fare c\u2019e\u2019 di mezzo la salute del cuore. Ma cambiare e\u2019 possibile<\/p>\n<p>Uno studio della Societ\u00e0 Italiana di Diabetologia \u2013 Il <em>MIND IT<\/em> appena pubblicato su <em><strong>Diabetes Care<\/strong><\/em>* \u2013 dimostra che quanto previsto dalle linee guida non \u00e8 utopia, ma \u00e8 realizzabile nella pratica clinica. Con una migliore organizzazione e tanta convinzione da parte di medici e pazienti. Per proteggere il cuore del persone con diabete non basta abbassare la glicemia, ma \u00e8 necessario agire su pi\u00f9 fronti contemporaneamente: colesterolo LDL, HDL, trigliceridi e pressione arteriosa. Senza dimenticare peso corporeo, dieta ed esercizio fisico. La prevenzione primaria nei soggetti con diabete di tipo 2 \u00e8 fondamentale se si vogliono risparmiare al cuore i \u2018colpi\u2019 del diabete; per questo le ultime edizioni delle linee guida di trattamento danno grande importanza non solo alla glicemia ma anche a tutti gli altri fattori di rischio cardiovascolari. E raccomandano di effettuare una prevenzione \u2018olistica\u2019, \u2018a tutto tondo\u2019.<\/p>\n<p>Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte, disabilit\u00e0 e ricovero ospedaliero tra i pazienti con diabete mellito di tipo 2: in questi pazienti l\u2019incidenza \u00e8 infatti circa il doppio che nella popolazione generale, come gi\u00e0 dimostrato dall<strong>\u2019analisi ARNO<\/strong> eseguita dalla <strong>Societ\u00e0 Italiana di Diabetologia (SID) <\/strong>in collaborazione con<strong> CINECA,<\/strong> e la mortalit\u00e0 dopo un primo infarto nelle persone con diabete \u00e8 molto pi\u00f9 alta che nella popolazione generale. Questo rischio cos\u00ec elevato \u00e8 dovuto in gran parte al fatto che i maggiori fattori di rischio cardiovascolare (aumento del colesterolo, elevati livelli di trigliceridi, bassi livelli di colesterolo HDL ed ipertensione arteriosa) sono pi\u00f9 frequenti e hanno conseguenze pi\u00f9 gravi nelle persone con diabete, rispetto a quelle senza diabete.<\/p>\n<p>Per questo \u00e8 cos\u00ec importante fare prevenzione primaria tra le persone con diabete: tutte le linee guida\u00a0 per la riduzione del rischio vascolare raccomandano, infatti, un controllo ottimale dei valori di glicemia e degli altri fattori di rischio cardiovascolari (in particolare della pressione arteriosa e dei livelli di colesterolo). \u201cPurtroppo \u2013 commenta la professoressa Olga Vaccaro, docente di nutrizione presso l\u2019<strong>Universit\u00e0 Federico II di Napoli<\/strong> e componente del comitato scientifico del centro studi ricerca della SID e primo autore dello studio MIND IT \u2013 nella pratica clinica questi obiettivi vengono raggiunti solo in una minoranza di pazienti con diabete. Il gap di implementazione tra le linee guida e la pratica clinica non \u00e8 un fenomeno limitato all\u2019Italia e si spiega in larga parte con la complessit\u00e0 della cura della malattia diabetica che richiede interventi multifattoriali e l\u2019adesione sia alla terapia farmacologica che ad uno stile di vita sano\u201d.<\/p>\n<p>Ma migliorare \u00e8 possibile. Lo <strong>studio MIND IT (Multiple INtervention in type 2 Diabetes ITaly),<\/strong> appena pubblicato online first sulla rivista <em>Diabetes Care*<\/em> edita dalla <em>American Diabetes Association<\/em>, \u00e8 uno studio multicentrico, nato da un\u2019idea del gruppo di studio sull\u2019arteriosclerosi della Societ\u00e0 Italiana di Diabetologia. La ricerca appena conclusa ha confrontato una strategia di trattamento multifattoriale mirata alla correzione ottimale dell\u2019iperglicemia e degli altri principali fattori di rischio cardiovascolare, nella pratica clinica abituale, nei pazienti con diabete di tipo 2 senza eventi cardiovascolari precedenti. L\u2019obiettivo era di valutare la fattibilit\u00e0 di un trattamento esteso a tutti i fattori di rischio cardiovascolari e quantificare la sua efficacia nella pratica clinica quotidiana.<\/p>\n<p>Al MIND IT hanno partecipato nove centri diabetologici italiani (Bari,\u00a0 Carrara, La Spezia, Roma, Pisa, Pavia, Perugia, Piacenza, Torino), che hanno reclutato 1461 pazienti di et\u00e0 compresa tra 50 e 70 anni, con diabete di tipo 2 diagnosticato da almeno 2 anni e con elevato rischio cardiovascolare definito dalla presenza di 2 o pi\u00f9 fattori di rischio cardiovascolare. Cinque dei centri partecipanti sono stati casualmente selezionati per applicare il trattamento convenzionale di questi pazienti, mentre i restanti 4 venivano invitati ad agire secondo linee guida adottando un approccio multifattoriale. Questo approccio comprendeva un intervento sugli stili di vita (dieta ed esercizio fisico), sul controllo glicemico e sul profilo lipidico (non solo il colesterolo LDL ed i trigliceridi che hanno effetti favorenti l\u2019arteriosclerosi ma anche le HDL con azione anti-aterogena) della pressione arteriosa e del peso corporeo (calo ponderale del 5%); inoltre prevedeva l\u2019aggiunta di una terapia antiaggregante con aspirina a basse dosi.<\/p>\n<p>Dopo 2 anni di follow up gli obiettivi terapeutici sono stati centrati in maniera significativamente maggiore nel gruppo in trattamento multifattoriale che tra i pazienti sottoposti al trattamento convenzionale: l\u2019emoglobina glicata \u00e8 risultata entro i limiti nel 54% dei pazienti del gruppo di trattamento \u2018intensivo\u2019, contro il 22% del gruppo sottoposto a trattamento convenzionale; gli obiettivi per il colesterolo LDL sono stati centrati nel 43% dei pazienti del gruppo \u2018intensivo\u2019 contro il 24% \u2018convenzionale\u2019; quelli per i trigliceridi nell\u201982% del gruppo intensivo contro il 64% del gruppo \u2018convenzionale\u2019 , quelli per il colesterolo HDL nel 95% dei pazienti del gruppo intensivo e nell\u2019 82% di quello \u2018convenzionale\u2019; infine gli obiettivi di pressione arteriosa sono stati raggiunti nel 23% dei pazienti del gruppo \u2018intensivo\u2019 contro il 6% del gruppo \u2018convenzionale\u2019. Il miglioramento del compenso glicemico nel gruppo sottoposto a trattamento intensivo non \u00e8 stato inoltre accompagnato da un aumento del peso corporeo che anzi risultava ridotto grazie all\u2019intervento sullo stile di vita.<\/p>\n<p>\u201cSi tratta di ottimi risultati: e tuttavia \u2013 sottolinea la professoressa Vaccaro \u2013 anche nel gruppo di trattamento \u2018intensivo\u2019 solo una parte dei\u00a0 pazienti, ma non la totalit\u00e0, raggiungeva gli obiettivi desiderati di controllo glicemico e degli altri fattori di rischio, a conferma della complessit\u00e0 del trattamento di una patologia cronica multifattoriale come il diabete\u201d. In conclusione lo studio MIND IT dimostra che:<\/p>\n<p>&#8211; nella pratica clinica \u00e8 possibile adottare interventi terapeutici \u2018intensivi\u2019 per promuovere un trattamento ottimale del diabete e dei fattori di rischio cardiovascolare;<br \/>\n&#8211; che l\u2019intensificazione del trattamento si associa ad un miglior compenso glicemico e a una potenziale riduzione del rischio di eventi cardiovascolari;<br \/>\n&#8211; al contrario di altri studi, nello studio MIND IT il miglioramento del compenso glicemico non si associava ad un aumento del peso corporeo (probabilmente perch\u00e9 tra gli obiettivi dell\u2019intervento multifattoriale in questo studio era previsto anche il controllo del peso corporeo);<br \/>\n&#8211; nonostante gli ottimi risultati ottenuti, la qualit\u00e0 del trattamento, anche al\u2019interno del gruppo \u2018intensivo\u2019, rimane subottimale: dopo due anni di intervento solo un paziente su due raggiunge l\u2019obiettivo terapeutico per l\u2019emoglobina glicata;<\/p>\n<p>&#8211; solo 1 su 3 raggiunge valori ottimali di colesterolo e pressione arteriosa; solo un ristrettissimo numero di pazienti inoltre centrava tutti gli obiettivi.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 suggerisce che ci sono ampi margini di miglioramento per la prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari nel diabete mellito di tipo 2 e che \u00e8 possibile nella pratica clinica quotidiana applicare un protocollo di trattamento intensivo mirato a tutti i fattori di rischio cardiovascolare, oltre che al compenso glicemico. Certamente ci sono delle difficolt\u00e0, legate in particolare a problemi organizzativi (spazi insufficienti, personale carente), ma anche all\u2019inerzia terapeutica e alla scarsa compliance del paziente. Altri Paesi, alla ricerca di possibili soluzioni al problema, hanno introdotto ad esempio dei programmi di incentivazione finanziaria per i medici sulla base dei valori di alcuni indicatori di qualit\u00e0 per il trattamento del diabete. I risultati sono stati incoraggianti ma, secondo gli esperti, questa metodologia di lavoro non favorisce n\u00e9 la motivazione del paziente, n\u00e9 la continuit\u00e0 del trattamento. Nello studio MIND IT il gruppo dei pazienti sottoposti a trattamento intensivo veniva sottoposto a controlli ambulatoriali quadrimestrali. Questa periodicit\u00e0 delle visite di controllo, associata all\u2019applicazione di un protocollo di\u00a0 trattamento a gradini mirato al raggiungimento degli obiettivi terapeutici, rappresenta probabilmente il fattore chiave del successo nel gruppo di trattamento \u2018intensivo\u2019 ed \u00e8 allo steso tempo compatibile con l\u2019organizzazione della assistenza diabetologica sul territorio nazionale.<\/p>\n<p>\u201cLa malattia cardiovascolare \u2013 commenta il <strong>professor Stefano Del Prato, presidente della Societ\u00e0 Italiana di Diabetologia<\/strong> &#8211; continua a essere un problema maggiore tra le persone con diabete. Precedenti studi e questa esperienza italiana indicano per\u00f2 che si possono ottenere risultati importanti se i fattori di rischio cardiovascolare vengono \u2018tutti\u2019 aggrediti. La realt\u00e0 clinica purtroppo non \u00e8 sempre adeguata alle evidenze. La Societ\u00e0 Italiana di Diabetologia ha sostenuto questo studio perch\u00e9 era necessario dimostrare quanto diffusa fosse la cultura di un approccio multifattoriale e quanto questo fosse possibile nella nostra realt\u00e0 clinica. I risultati sono incoraggianti e comunque da ulteriore stimolo affinch\u00e9 SID continui in questa sua opera di formazione e sensibilizzazione della diabetologia italiana\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra il dire e il fare c\u2019e\u2019 di mezzo la salute del cuore. 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