{"id":6520,"date":"2016-01-04T16:06:12","date_gmt":"2016-01-04T15:06:12","guid":{"rendered":"http:\/\/medwellness.thedigital.it\/?p=6520"},"modified":"2017-01-04T21:53:02","modified_gmt":"2017-01-04T20:53:02","slug":"uomini-e-chirurgia-un-amore-che-cresce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.medwellness.it\/en\/uomini-e-chirurgia-un-amore-che-cresce\/","title":{"rendered":"Uomini e chirurgia un amore che cresce"},"content":{"rendered":"<p>Quanti di loro ricorrono a interventi estetici? E quali sono le operazioni pi\u00f9 richieste? Scopriamolo grazie a una recente indagine e al parere degli esperti. Intervista al dottor Luca Siliprandi, presidente Aicpe In base ai risultati dell\u2019ultima indagine sulla chirurgia estetica effettuata da Aicpe, Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica, sono circa 956.500 gli interventi di chirurgia e medicina estetica effettuati nel nostro paese nel 2013. Il <b>17,8% delle richieste proviene da uomini<\/b>, una percentuale in lento, progressivo, aumento. Ma quali sono le \u2018correzioni\u2019 pi\u00f9 richieste dalla popolazione maschile? Qual \u00e8 l\u2019et\u00e0 media di coloro che si sottopongono a queste operazioni? E perch\u00e9 i nostri connazionali decidono di andare dal chirurgo estetico? Per saperne di pi\u00f9, abbiamo intervistato il dottor <b>Luca Siliprandi, vicepresidente di Aicpe<\/b>, che ci ha aiutato a tracciare l\u2018identikit\u2019 di questi pazienti: \u201cSono riconoscibili due diverse fasce d\u2019et\u00e0, ciascuna delle quali \u00e8 spinta da motivazioni ed esigenze distinte: la prima categoria \u00e8 rappresentata da soggetti giovani (fra i 20 ed i 35 anni) che <b>richiedono interventi correttivi del volto<\/b> finalizzati alla modifica di caratteristiche morfologiche non gradite, quali orecchie sporgenti, mento sfuggente, gibbo nasale, mammelle di tipo femminile. Si tratta per lo pi\u00f9 di soggetti insicuri, che non hanno mai accettato la propria \u2018immagine corporea\u2019, spesso estremamente esigenti. Molti di loro da anni studiano nei minimi particolari le modificazioni da realizzare, ad esempio attraverso fotografie da loro stessi ritoccate, dimostrando una \u2018fissazione\u2019 significativa\u201d. Alcuni di questi soggetti, rileva il chirurgo, sono al limite della dismorfobia, hanno cio\u00e8 una visione distorta del proprio aspetto esteriore e sono profondamente condizionati dal desiderio di omologazione alimentato dalla continua pubblicizzazione mediatica di modelli estetici stereotipati che sempre di pi\u00f9 coinvolgono il sesso maschile. \u201cBasti pensare\u201d, aggiunge Siliprandi, \u201call\u2019aspetto dei modelli utilizzati da case di moda, di accessori o di cosmetici, che vede la contemporanea presenza di caratteristiche maschili (corpi atletici con muscoli ben definiti) e femminili (assenza di peli, sopracciglia ad \u2018ali di gabbiano\u2019, nasi piccoli)\u201d. La seconda categoria di uomini interessati alla chirurgia estetica include adulti di et\u00e0 compresa fra i 40 ed i 60 anni che richiedono la correzione di <b>segni d\u2019invecchiamento del volto<\/b> (rughe, discesa dei tegumenti facciali e del collo, borse delle palpebre inferiori) oppure di accumuli adiposi ai fianchi o all\u2019addome. \u201cSi tratta di persone generalmente soddisfatte del ruolo sociale e professionale raggiunto, che desiderano riacquistare o conservare un aspetto corporeo giovane, o per lo meno giovanile, o che vogliono sentirsi fisicamente \u2018all\u2019altezza\u2019 di compagne di vita pi\u00f9 giovani\u201d. In questo caso, gli interventi pi\u00f9 richiesti sono il lifting del volto e del collo, la blefaroplastica, il lipofilling, la lipoaspirazione. <b>Si tratta di interventi \u2018dolorosi\u2019 o rischiosi?<\/b> Secondo il vicepresidente di Aicpe, no: \u201cGrazie ai nuovi farmaci utilizzati per la sedazione durante gli interventi e a una prolungata azione anestetica ed antalgica nel corso della convalescenza, il dolore non rappresenta pi\u00f9 un problema. Quanto ai rischi, se l\u2019intervento viene correttamente progettato ed eseguito, si limitano in genere a possibili imperfezioni, comunque correggibili. \u00c8 ovvio che la chirurgia del volto richiede, in genere per un paio di settimane, l\u2019astensione dai rapporti sociali\u201d. Continuando ad analizzare i dati dell\u2019indagine condotta dall\u2019Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica, si rileva che una buona fetta delle operazioni effettuate nel 2013, precisamente il 16%, \u00e8 stata costituita da interventi di tipo \u2018secondario\u2019, ovvero eseguiti dopo che il primo intervento non era andato a buon fine. Un\u2019eventualit\u00e0 che riguarda anche la popolazione maschile, soprattutto se le aspettative iniziali erano eccessivamente alte o irrealistiche. Precisa il dottor Luca Siliprandi: \u201cSe nel corso dei colloqui preoperatori la professionalit\u00e0 e la sincerit\u00e0 del chirurgo sono tali da consentire a chi gli si rivolge di comprendere appieno oltre ai rischi anche i limiti relativi ai risultati di una qualsiasi procedura, difficilmente il paziente potr\u00e0 essere insoddisfatto o critico. Il buon esito di un intervento, dunque, dipende da un corretto rapporto con il paziente che deve instaurarsi sin dalla prima visita\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quanti di loro ricorrono a interventi estetici? E quali sono le operazioni pi\u00f9 richieste? Scopriamolo grazie a una recente indagine e al parere degli esperti. 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