{"id":7136,"date":"2015-02-03T05:03:01","date_gmt":"2015-02-03T04:03:01","guid":{"rendered":"http:\/\/medwellness.thedigital.it\/?p=7136"},"modified":"2016-01-12T10:33:14","modified_gmt":"2016-01-12T09:33:14","slug":"depressione-campanello-di-allarme-per-la-demenza-entrambe-cancellano-i-ricordi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.medwellness.it\/en\/depressione-campanello-di-allarme-per-la-demenza-entrambe-cancellano-i-ricordi\/","title":{"rendered":"Depressione campanello di allarme per la demenza: entrambe cancellano i ricordi"},"content":{"rendered":"<p>Da tempo clinici ed epidemiologi hanno notato una correlazione molto stretta tra depressione, demenze e memoria. Un vero rompicapo per i ricercatori che di recente hanno identificato la depressione come fattore di rischio per alcune malattie cronico-degenerative dell\u2019et\u00e0 anziana.<\/p>\n<p>Proprio la demenza \u00e8 uno dei problemi emergenti in salute pubblica. I pazienti erano 25 milioni nel 2005 con un trend di crescita di 5 milioni l\u2019anno nel mondo. Il declino cognitivo \u00e8 correlato all\u2019et\u00e0: interessa il 5% degli over 65 e raggiunge il 50% degli ultra 90enni. E il costo della malattia di Alzheimer (la pi\u00f9 comune forma di demenza) \u00e8 stimata in 100 miliardi di dollari l\u2019anno solo negli Usa. La novit\u00e0 \u00e8 che non si tratta di un destino ineluttabile: tra il 40 e il 50% degli ultranovantenni conserva intatte le proprie facolt\u00e0 e non mostra segni di declino cognitivo. Una recente review su 23 studi ha messo in relazione le due patologie, depressione e demenza: su oltre 50mila uomini e donne anziani, quelli che hanno riferito una diagnosi di depressione avevano una possibilit\u00e0 doppia di sviluppare demenza e il 65% in pi\u00f9 di avere l\u2019Alzheimer. Una ricerca apparsa su Neurology inoltre ha analizzato 1764 persone che non presentavano problemi di memoria, sono stati seguiti per 8 anni: scoprendo che i soggetti che sviluppavano un declino cognitivo anche lieve mostravano anche sintomi di depressione gi\u00e0 prima che la demenza fosse diagnosticata, e che tra i segni pi\u00f9 evidenti c\u2019era proprio la diminuzione del livello di memoria.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019ipotesi \u00e8 che trattare la depressione possa diminuire l\u2019incidenza di demenza e che gli antidepressivi non siano una terapia per l\u2019Alzheimer, ma rappresentino una forma di \u2018protezione\u2019. Il trattamento per la depressione infatti ha un effetto sia sul recupero del \u2018funzionamento\u2019 individuale e sociale dell\u2019individuo che di stimolo sulla plasticit\u00e0 cerebrale e la creazione di nuovi connessioni grazie a un\u2019azione neurotrofica che stimola la produzione di fattori di crescita\u201d spiega Marco Andrea Riva, del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell\u2019Universit\u00e0 di Milano.\u00a0 \u201cI nuovi farmaci antidepressivi multi-modali hanno un meccanismo di azione diverso rispetto a quelli tradizionali come gli SSRi. Non solo\u00a0 aumentano i livelli sinaptici di serotonina, ma modulano significativamente anche altri neurotrasmettitori, tra cui il glutammato, con un\u2019attivit\u00e0 importante su due aree cerebrali: l\u2019ippocampo e la corteccia<\/p>\n<p>prefrontale. Il risultato \u00e8 sia una modulazione del tono dell\u2019umore che il miglioramento dei sintomi cognitivi (memoria, attenzione, focalizzazione), che rappresentano un aspetto importante nei disturbi psichici. Infatti, le terapie precedenti determinavano spesso una remissione parziale della sintomatologia, che rendeva il paziente pi\u00f9 a rischio di recidive. Abbiamo necessit\u00e0 di ristabilire il paziente nel suo \u2018funzionamento\u2019 affettivo ma anche in quello intellettuale, risultato che possiamo ottenere se agiamo in maniera integrata su pi\u00f9 bersagli cellulari\u201d conclude il farmacologo.<\/p>\n<p>Il paziente anziano che sviluppa la demenza e l\u2019Alzheimer \u00e8 donna, ha un basso livello di scolarit\u00e0, uno status sociale modesto, uno stile di vita non sano e ha spesso sofferto di malattie vascolari o metaboliche.\u00a0 E\u2019 ci\u00f2 che risulta da un lungo studio prospettico condotto dalla Professoressa Laura Fratiglioni, Director of the Aging Research Center presso il Karolinska Institutet di Stoccolma: \u201cIl Kungsholmen Project ha preso in carico la popolazione anziana di un quartiere di Stoccolma: 1810 soggetti con pi\u00f9 di 75 anni arruolati nel 1987 e controllati ogni 3 anni. Il dato pi\u00f9 sorprendente \u00e8 che la scarsa educazione \u00e8 inversamente proporzionale al rischio di sviluppare una qualche forma di demenza. L\u00b4effetto protettivo di una educazione avanzata pu\u00f2 perfino controbilanciare il rischio genetico\u201d spiega la professoressa. \u201cIl gruppo di soggetti con un percorso scolastico di 2-massimo 7 anni era a maggior rischio di presentare deficit cognitivi gi\u00e0 a 65 anni. Questo dato ci suggerisce l\u2019importanza delle prime due decadi di vita nello sviluppo di un cervello ricco di neuroni e dotato di plasticit\u00e0, ossia la capacit\u00e0 di creare connessioni tra le varie cellule nervose. Un vantaggio che sembra avere effetti a lungo termine\u201d. Comunque, esiste la possibilit\u00e0 di compensare questo inizio non vantaggioso nella vita, attraverso attivit\u00e0\u00a0 mentalmente complesse nella vita adulta e un coinvolgimento in attivit\u00e0 fisiche, mentali e sociali una volta raggiunta l\u00b4et\u00e0 anziana.<\/p>\n<p>Questi tra i principali temi emersi durante la conferenza \u2018<strong>Memory in the Diseased Brain<\/strong>\u2019, promossa dall\u2019<strong>Accademia Pontificia delle Scienze<\/strong> e dedicata ad approfondire il legame tra meccanismi alla base dei processi cognitivi e memoria e le patologie del sistema nervoso centrale. L\u2019evento, cui hanno partecipato alcuni tra i maggiori esperti mondiali, \u00e8 stato realizzato grazie al contributo incondizionato di Lundbeck Italia, azienda farmaceutica completamente dedicata alla ricerca e sviluppo di terapie per il trattamento di patologie del sistema nervoso centrale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da tempo clinici ed epidemiologi hanno notato una correlazione molto stretta tra depressione, demenze e memoria. 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