{"id":7140,"date":"2015-02-12T11:31:24","date_gmt":"2015-02-12T10:31:24","guid":{"rendered":"http:\/\/medwellness.thedigital.it\/?p=7140"},"modified":"2016-01-12T10:33:12","modified_gmt":"2016-01-12T09:33:12","slug":"la-perdita-di-memoria-sintomo-comune-di-patologie-degenerative-e-psichiatriche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.medwellness.it\/en\/la-perdita-di-memoria-sintomo-comune-di-patologie-degenerative-e-psichiatriche\/","title":{"rendered":"La perdita di memoria: sintomo comune di patologie degenerative e psichiatriche"},"content":{"rendered":"<p>La perdita della memoria come singoli pezzi di un puzzle porta alla perdita della visione della propria identit\u00e0 ed \u00e8 il drammatico denominatore comune delle malattie degenerative del SNC. Ma problemi di memoria si riscontrano anche in disordini psichiatrici che affliggono giovani e adulti: depressione, disturbo bipolare, schizofrenia hanno tra i loro segni e sintomi aspetti legati alla capacit\u00e0 di creare, mantenere e recuperare ricordi.<\/p>\n<p>Su questo tema la<strong> Pontificia Accademia delle Scienze<\/strong> ha organizzato la Conferenza Internazionale dal Titolo: \u201cMemory in the Disease Brain\u201d a Citt\u00e0 del Vaticano presso la Casina Pio IV con il coordinamento scientifico del <strong>Prof. Roberto Bernabei, Direttore del Dipartimento di Geriatria e Neuroscienze del Policlinico Gemelli di Roma.<\/strong> \u201cSe i nostri ricordi svanissero alla fine di ogni giorno, che senso avrebbe la nostra intera esistenza?\u201d \u00e8 il quesito sottolineato da Stefano Zuccaro, Vatican Health Officier. \u201cIl numero dei soggetti con demenza aumenta di 5 milioni ogni anno e la longevit\u00e0 ha come \u2018effetto collaterale\u2019 proprio il declino cognitivo. L\u2019esistenza di queste persone ha l\u2019aspetto di un puzzle incompleto. Come vivono queste persone? Di che assistenza hanno bisogno? E come la scienza moderna pu\u00f2 rallentare la progressione del declino cognitivo?\u201d Ai quesiti risponderanno ricercatori, clinici ed esperti internazionali.<\/p>\n<p>\u2018La scelta di dedicare una giornata di approfondimento a questi temi nasce dalla crescente diffusione di patologie che alterano le capacit\u00e0 cognitive: malattie come l\u2019Alzheimer, destinato nei prossimi decenni a coinvolgere porzioni sempre pi\u00f9 ampie della popolazione mondiale, colpiscono l\u2019individuo ma rappresentano anche e soprattutto un \u2018fatto sociale\u2019\u201d \u00e8 il commento di <strong>S.E. Mons. Marcelo Sanchez Sorondo<\/strong>, <strong>Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze.<\/strong> \u201cE\u2019 quindi importante dare risposta ai bisogni del malato nella globalit\u00e0 di tutte le sue dimensioni e questo implica la necessit\u00e0 di un intervento che non trascuri l\u2019aspetto della patologia correlato al risvolto psicologico, sociale, relazionale. Obiettivo della scienza medica deve essere la &#8220;salute integrale&#8221; della persona, unit\u00e0 inscindibile di corpo e spirito, il rispetto del suo vissuto, della sua dignit\u00e0. Una dignit\u00e0 che \u00e8 propria di ogni fase dell\u2019esistenza umana, in condizioni di salute piena o fortemente compromessa.\u201d<\/p>\n<p>La relazione tra i processi affettivi e cognitivi \u00e8 presente sia in condizioni normali che patologiche. I ricordi, ad esempio, si fissano pi\u00f9 saldamente nella memoria quando scaturiscono da un\u2019emozione forte. In condizioni di sofferenza questo legame \u00e8 ancora pi\u00f9 forte come se il cervello sofferente perdesse parte delle sue capacit\u00e0. Nella depressione ad esempio si perde la capacit\u00e0 di provare interesse, di provare piacere, la speranza, prendere delle decisioni diventa faticosissimo se non impossibile e anche la memoria a breve e lungo termine pagano le spese di questa forma di \u2018stand-by\u2019 dell\u2019umore. Argomento che sar\u00e0 trattato da <strong>Philippe Robert, Ricercatore al Memory Center dell\u2019Universit\u00e0 di Nizza.<\/strong><\/p>\n<p>Problemi che possono interessare giovani e adulti e non solo quegli anziani che a partire dai 65 anni sino ai 75 hanno acquisito una nuova etichetta: guai a definirli rappresentanti della terza et\u00e0, quel decennio oggi \u00e8 definito \u201cet\u00e0 transizionale\u201d. Si tratta del lasso di tempo acquisito in\u00a0 pi\u00f9 negli ultimi trent\u2019anni: dieci anni di vita tutto sommato sana in cui non si \u00e8 ancora anziani &#8211; cos\u00ec come sottolineato anche dalla Professoressa Laura Fratiglioni Direttore dell\u2019Aging Research Center al Karolinska Insitutet di Stoccolma che aggiunge come un terzo delle spese complessive destinate alla sanit\u00e0 sono assorbite proprio dalle patologie del cervello e dell\u2019umore.<\/p>\n<p>Anche l\u2019insorgenza delle malattie degenerative si \u00e8 spostata un po\u2019 di l\u00e0 da venire, ma la longevit\u00e0 ha un prezzo e presenta il conto. Ci si ammala un po\u2019 pi\u00f9 tardi ma pi\u00f9 a lungo. Tra le patologie pi\u00f9 comuni il Morbo di Parkinson che esordisce spesso in modo improvviso e drammatico con deficit cognitivi che comprendono attenzione, concentrazione e, appunto memoria, legati al deficit colinergico. Migliorare le capacit\u00e0 cognitive dei soggetti con Parkinson al pi\u00f9 presto e rallentare la progressione della malattia \u00e8 il tema della relazione del <strong>Professor Clive Ballard Docente di Psichiatria della Terza Et\u00e0 al King\u2019s College di Londra.<\/strong><\/p>\n<p>La conferenza ha avuto come focus le differenze tra memoria normale e patologica e come questa funzione cognitiva venga alterata e compromessa in presenza dei pi\u00f9 comuni disturbi psichici e degenerativi. Basti pensare che nella malattia di Alzheimer, nel Parkinson ma anche in depressione, disturbo bipolare e schizofrenia, la perdita della capacit\u00e0 di ricordare \u00e8 uno dei primissimi segni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La perdita della memoria come singoli pezzi di un puzzle porta alla perdita della visione della propria identit\u00e0 ed \u00e8 il drammatico denominatore comune delle malattie degenerative del SNC. 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