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Gravidanza: è giusto mangiare “per due”?

Gravidanza: è giusto mangiare “per due”?

30 dicembre 2014 4732 views

Molte donne sono convinte di dover raddoppiare le quantità di cibo mentre aspettano un bambino. In realtà soltanto l’apporto di micronutrienti richiede un sostanzioso aumento

Seguire una dieta equilibrata e priva di eccessi è un consiglio da seguire in qualsiasi momento della vita, ma a maggior ragione a ridosso della gravidanza: prima, durante e subito dopo il parto. In questo periodo ciò che finisce sulla tavola della mamma (ma anche dei papà) ha un’influenza tutt’altro che trascurabile sulla salute del nascituro: giocata attraverso la placenta e per il mezzo dell’allattamento. Gli effetti sono incontrovertibili: nel breve e nel lungo termine. Ma c’è una questione che è ancora parzialmente irrisolta.

IN QUANTI A TAVOLA? – Come ricordano alcuni ricercatori dell’università di Southampton in un editoriale pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, «la questione della nutrizione in gravidanza è tutt’altro che risolta». Fra i nodi che la ricerca non è ancora riuscita a risolvere, il fatto che le evidenze sono spesso di tipo osservazionale, le azioni riguardano nella maggior parte dei casi singoli nutrienti e coinvolgono donne che, fino a pochi giorni prima, hanno seguito abitudini alimentari del tutto differenti. Difficile, di conseguenza, tirare delle somme valide per tutti.

MICRONUTRIENTI ESSENZIALI – Ciò che appare certo è che non serve raddoppiare gli apporti energetici. «La gravidanza richiede soltanto un moderato aumento del fabbisogno: si va da cento chilocalorie in più necessarie nel corso del primo trimestre a 450 necessarie durante l’allattamento – dichiara Irene Cetin, direttore della clinica ostetrica e ginecologica all’ospedale Luigi Sacco di Milano -. Il regime più efficace rimane quello mediterraneo». Più dei carboidrati, dei lipidi e delle proteine, aumentano i fabbisogni di alcuni micronutrienti: dai folati (efficaci nella prevenzione dei difetti del tubo neurale) al ferro (protegge dalle anemie), dalla vitamina D (contribuisce a una corretta formazione delle ossa) allo iodio (previene l’insorgenza del gozzo nelle aree endemiche). Due i meccanismi di azione delle sostanze sull’embrione: uno sostiene la crescita del feto, per il tramite della placenta, e l’altro interessa il Dna dell’embrione prima dell’impianto nell’utero, con alcuni micronutrienti che risultano fondamentali per evitare mutazioni alla base dei difetti del tubo neurale, come la spina bifida.

© Fondazione Veronesi

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