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La fedeltà potrebbe essere una questione di geni

La fedeltà potrebbe essere una questione di geni

23 April 2015 4677 views

Fedeli ad un unico partner per tutta la vita o propensi a tradire per provare l’ebbrezza di nuove emozioni? Una scelta che non deriverebbe solo da ragione e volontà: potrebbe infatti anche essere una ‘questione di geni’.

A mettere in dubbio il mito della fedeltà eterna sono alcuni nuovi studi presentati al 23/mo congresso dell’Associazione europea di psichiatria (Epa): la fedeltà in campo sessuale, è l’ipotesi avanzata, potrebbe avere una base genetica, e ciò significa che alcune persone sarebbero più o meno predisposte di altre alla monogamia.
Il tema è dei più dibattuti, tanto che al congresso degli psichiatri europei un’intera sessione è stata dedicata al confronto sulle più recenti ricerche in materia. Alcuni primi studi pubblicati di recente, spiega lo psichiatra Richard Balon, del Waynestate University di Detroit (Usa), “suggeriscono che vi sono soggetti più o meno predisposti geneticamente alla fedeltà o infedeltà sessuale. Tale predisposizione genetica sarebbe correlata ai sistemi ormonali della dopamina, l’ormone del piacere e della ‘curiosità’, e dell’ossitocina, noto anche come l’ormone della gravidanza e dei ‘legami'”. D’altronde, sottolinea l’esperto, “le scimmie come la gran parte dei mammiferi non sono monogami e questo per ragioni evoluzionistiche, ovvero per la necessità di garantire la riproduzione della specie; anche tra gli uomini la monogamia non è sempre praticata, come nella cultura musulmana e mormone”. La novità, però, è che ora ci sarebbero appunto prime indicazioni scientifiche che suggeriscono l’influenza dei geni su tali attitudini comportamentali. La prudenza tuttavia è d’obbligo: “si tratta di un nuovo ambito di studio – afferma lo psichiatria Marcel Waldinger della Utrecht University in Olanda – nel quale condurre ricerche è molto difficile anche perché molti non ammettono le proprie infedeltà, ed è dunque complicato disporre di un campione ampio. Ci sono però prime evidenze che ci consentono appunto di dire che il sistema della dopamina ed i geni sono coinvolti nell’attitudine alla fedeltà, anche se sono necessari ulteriori studi per conclusioni definitive”. I geni, ad ogni modo, non sono tutto: va detto, precisano i due esperti, che la predisposizione genetica “si combina sempre con fattori di tipo culturale, religioso e ambientale; i geni, cioè, non possono ‘lavorare’ in autonomia e senza che si determini un’influenza da parte di altri fattori”. Una cosa è comunque certa: “il puro approccio psicologico alla fedeltà/infedeltà – avverte Waldinger – si sta dimostrando sbagliato ed è oggi ‘sfidato’ dalle prime evidenze di un’influenza biologica e genetica”. Ma dal congresso degli psichiatri europei arriva anche un’altra novità: “nei prossimi anni arriveranno sul mercato i primi farmaci per aumentare il desiderio sessuale sia nelle donne che negli uomini; un problema, quello del calo di desiderio, con percentuali in crescita in tutti i paesi e per varie ragioni. Si tratta – spiega Waldinger – di farmaci in sviluppo ed alla valutazione dell’ente americano Fda, con meccanismi d’azione a livello di ormoni e neurotrasmettitori”.
Al momento, precisa l’esperto, “abbiamo farmaci per l’erezione maschile e l’eiaculazione, ma quella del desiderio sessuale è un’area del tutto nuova”. Il vero problema – come già per altri medicinali disponibili, ad esempio il Viagra – sarà però, conclude lo psichiatra, quello di “garantire corretto uso di tali molecole, evitando eccessi ed un impiego non appropriato di questi farmaci”.

©  ANSA

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