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Artrosi: una signora intrattabile?

Artrosi: una signora intrattabile?

2 October 2013 4806 views

Pescara, terza tappa della campagna di sensibilizzazione sull’Artrosi 2013, promossa dalla SIR, Società Italiana di Reumatologia. Il format, il cui slogan è “Invito per cittadini e medici: insieme… parliamone”, si è rivolto a pazienti e cittadini, ma anche a medici di famiglia e specialisti, tutti insieme per conoscere una patologia che ad oggi rappresenta un’importante causa di disabilità per milioni di persone, con un pesante impatto sulla qualità di vita, sulle possibilità di relazione e sui costi assistenziali, tanto che secondo l’OMS circa il 25% degli adulti sopra i 25 anni è affetto da disabilità e dolore collegati a questa malattia.

Di tutto questo abbiamo parlato con il Professor Giovanni Minisola, Past President della Società Italiana di Reumatologia e Direttore Divisione di Reumatologia dell’Ospedale di Alta Specializzazione San Camillo di Roma.

Pescara come terza tappa di “Artrosi, una signora intrattabile?”.

Professore , quali gli obiettivi di questa campagna?

L’obiettivo principale è quello di richiamare l’attenzione e sensibilizzare

rispetto a una malattia diffusa ed erroneamente considerata

ineluttabile. L’Artrosi è la più comune malattia reumatica

nel mondo e in Italia. E’ stato calcolato che annualmente l’Artrosi

interessa 209 milioni di individui negli Stati Uniti, in Europa e in

Giappone, molti dei quali in età lavorativa e produttiva. In Italia i

soggetti colpiti sono circa 5 milioni, con una leggera prevalenza per

il sesso femminile. Oltre all’importanza della malattia in termini di elevato numero

dei soggetti colpiti, ci sono altri fattori che contribuiscono a fare

dell’Artrosi una condizione clinica di particolare interesse. In molti

casi, infatti, l’Artrosi è una condizione disabilitante; la localizzazione

al ginocchio, ad esempio, è associata a un grado di compromissione

invalidante simile a quello delle malattie cardiovascolari.

L’Artrosi coesiste spesso con altre condizioni cliniche, quali il diabete

e l’iperuricemia, che aggravano la malattia articolare.

Nella maggior parte dei casi i pazienti affetti da Artrosi non sono

del tutto consapevoli delle caratteristiche della loro malattia ne

sono bene informati circa le opportunità terapeutiche oggi disponibili.

Una patologia, l’Artrosi, dagli importanti risvolti sociali ed economici.

In che modo poter far fronte alle conseguenze ed

all’avanzare della malattia?

L’Artrosi è stata fino a poco tempo fa considerata

un ineluttabile processo di invecchiamento, in grado di compromettere

inevitabilmente la qualità di vita e di fronte al quale occorreva

rassegnarsi già in giovane età. Oggi tale modo di vedere è da considerare

errato e anacronistico. L’età alla quale oggi si associa il concetto di “ v e cc h i a i a ” si è spostata

di almeno 20  anni rispetto alla prima metà del secolo scorso

ed è cresciuta parallelamente l’attesa di una vitavnon condizionata da

situazioni o malattie, come l’Artrosi, che riducono il grado di autonomia dell’individuo.

Una longevità attiva, oggi realizzabile, prevede

di invecchiare conservando il più a lungo possibile

condizioni fisiche e intellettuali ottimali per

ridurre, e se possibile evitare, il rischio della dipendenza

da altri. Patologie croniche, come l’Artrosi, rappresentano un’importante potenziale

causa di disabilità per milioni di persone, con un pesante impatto sulla qualità di vita, sulle

possibilità di relazione e sui costi assistenziali.

Oggi, tuttavia, questa malattia reumatica

deve essere considerata una condizione che

si può prevenire e curare mediante interventi

di correzione dei fattori di rischio, diagnosi

precoce e appropriatezza terapeutica. In altre

parole: l’artrosi non è intrattabile.

La prevenzione fonda sulla correzione degli stili di vita sbagliati sin

dall’età giovanile e sull’informazione corretta.

Cruciale per il raggiungimento degli obiettivi di prevenzione e cura

risulta il rapporto medico-paziente e la reciproca comunicazione,

con l’obiettivo di porre nella giusta luce un’importante patologia

dagli importanti risvolti sociali ed economici, di pianificare trattamenti

tempestivi e di organizzare percorsi gestionali appropriati.

Quanto alla diagnosi, occorre che sia precoce, precisa e circostanziata.

Inoltre, a seconda della localizzazione, vi sono segni

e sintomi che orientano più precisamente

verso la malattia. I reumatologi hanno la necessaria competenza

per indicare ilv giusto percorso di prevenzione e per suggerire

i trattamenti più opportuni ed efficaci nel singolo caso.

Fondamentale, al fine di poter arginare il

più possibile l’Artrosi, è la realizzazione di

un piano di prevenzione efficace e tempestivo.

Quali segni indirizzano verso la diagnosi

corretta e quali le novità in campo

terapeutico?

L’Artrosi della colonna, nota anche come

spondiloartrosi, può coinvolgere, isolatamente

o contemporaneamente, i diversi segmenti

del rachide. La spondiloartrosi è una

condizione estremamente frequente e segni

radiologici indicativi di tale patologia cominciano

a manifestarsi a partire dai 30 anni. L’Artrosi del rachide cervicale è classicamente associata a sintomatologia dolorosa e funzionale. La compromissione delle radici

dei nervi spinali determina manifestazioni algoparestesiche (come

formicolii, disturbi della sensibilità) lungo gli arti superiori. L’Artrosi

localizzata alla colonna dorsale è poco vistosa dal punto di

vista radiologico e i sintomi ad essa collegati sono meno importanti

rispetto alla localizzazione nei tratti cervicale e lombare. L’Artrosi

della colonna lombare è particolarmente frequente ed è molto

spesso causa di lombalgia; le manifestazioni radicolari associate

si manifestano sotto forma di cruralgia o sciatalgia. Le manifestazioni

artrosiche a carico delle mani devono essere prontamente

differenziate da quelle tipiche delle reumopatie infiammatorie; i

segni clinici, laboratoristici e strumentali consentono una diagnosi

differenziale accurata. La localizzazione dell’Artrosi alle anche

(coxartrosi) causa dolore al movimento e limitazione funzionale,

quella in corrispondenza delle ginocchia determina deformità articolari,

difficoltà e compromissione del movimento, dolore specie

in seguito a carico protratto e scendendo le scale.

La terapia prevede l’impiego di farmaci antidolorifici e anti-infiammatori,

da usare per brevi periodi, e di protettori della cartilagine.

Di sicura utilità, specie quando la localizzazione della malattia è

limitata a poche articolazioni periferiche o quando una localizzazione

è prevalente, è la terapia intra-articolare con cortisone e acido

ialuronico.

La disponibilità di più formulazioni di acido ialuronico, le più recenti

delle quali prodotte con tecnologia moderna e innovativa,

consente oggi di attuare un trattamento personalizzato, che sia

allo stesso tempo anti-infiammatorio, protettivo della cartilagine e

utile sotto il profilo biomeccanico. L’acido ialuronico, infatti, per le

sue caratteristiche singolari, è in grado di svolgere non solo un’attività

di controllo dei sintomi, ma anche azioni favorevoli sull’evoluzione

della malattia e sulle sue modifiche degenerative. I risultati

dei numerosi studi effettuati dimostrano che gli effetti della terapia

intra-articolare con acido ialuronico sono molto favorevoli e

si caratterizzano per elevata efficacia e alto profilo di sicurezza e

tollerabilità.

 

 

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