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Poco iodio: tiroide a rischio effetti collaterali

Poco iodio: tiroide a rischio effetti collaterali

2 November 2014 5525 views

Gli italiani non si curano della propria tiroide, soprattutto a tavola. E la privano o non la nutrono sufficientemente di iodio, incorrendo così in importanti patologie spesso sottovalutate. E’ quanto emerge da una indagine dell’Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (Osnami), coordinata dall’Istituto Superiore di sanità che mette a rischio all’incirca il 10% di italiani di gozzo, una patologia piuttosto comune da deficit di minerale.

LO IODIO – Di questa sostanza, la tiroide non può proprio farne a meno: essa è infatti la componente principale dei suoi ormoni ed è indispensabile per la crescita corretta non solo dell’organismo, ma anche per il buon funzionamento del metabolismo. Una necessità che diventa più impellente in particolari fasce di età, nei bambini ad esempio o nelle donne in dolce attesa dove il normale fabbisogno è raddoppiato. Tanto che per rispondere a queste esigenze ‘organiche’ i nuovi Livelli di Assunzione Raccomandati di nutrienti (Larn), revisionati nel 2012, hanno fissato l’introito giornaliero di iodio a 150 microgrammi nell’adulto; tra i 90 e i 120 nel bambino e nell’adolescente, 250 al giorno in gravidanza e fino a 290 microgrammi durante l’allattamento. «Al di sotto di questi parametri soglia i rischi per la salute tiroidea, e non solo, aumentano – spiega Paolo Beck-Peccoz, docente di endocrinologia all’Università degli Studi di Milano e Presidente dell’Associazione Italiana della Tiroide -. La mamma può andare incontro ad aborto e il bambino a deficit cognitivi». O più in generale al gozzo, appunto, che stando alle ultime stime colpisce ancora un italiano su 10 ed è causa di oltre trentamila ricoveri all’anno. 

ALIMENTAZIONE – Invece, prevenire il problema si può: basta mangiare questo minerale. «Lo contengono soprattutto alimenti di origine animale – aggiunge Beck-Peccoz –  quali pesci di mare, molluschi e crostacei, latte e uova. Una tazza di latte, ad esempio al mattino a colazione, che sia fresco, intero, conservato o scremato può contribuire da solo al giusto apporto di iodio. Una indicazione che va tenuta presente soprattutto per l’alimentazione nei bambini a cui dopo lo svezzamento vanno somministrati fin da subito cibi ricchi di iodio o dalle mamme fumatrici, perché questa abitudine porta via iodio al latte materno. E nel neonato il nutrimento al seno è di norma la fonte unica per immagazzinare questa sostanza». Su tutti i cibi, poi, ci vuole un pizzico di sale: iodato, però, che contribuisce in parte ad aumentare il dosaggio quotidiano del minerale.

CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE – A fare la differenza nella prevenzione, è anche l’informazione. E così, sotto l’egida della Società Italiana di Endocrinologia e diabetologia pediatrica (Siedp), partirà da ottobre una campagna di sensibilizzazione che durerà fino a maggio toccando alcune fra le principali città dello stivale: Torino, Milano, Bologna, Pisa, Roma, Napoli, Potenza e Bari. Dieci incontri all’interno delle scuole primarie e dell’infanzia e corsi di formazione per medici rivolti a promuovere un corretto stile di vita ‘tiroideo’ e a screditare alcuni miti come ad esempio che per alimentare di iodio la tiroide basterebbe respirare aria di mare. Niente di più falso, parola di esperti.

sale Tiroide
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