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Arrivano le nuove etichette alimentari

Arrivano le nuove etichette alimentari

21 dicembre 2014 4878 views

Dal 13 dicembre sarà obbligatorio dare informazioni più dettagliate sui prodotti in vendita: nei supermercati, nei bar e nei ristoranti. Le etichette alimentari cambiano look: saranno più precise, informate ed esigenti secondo il regolamento 1169 del 2011 dell’Unione Europea che impone di fornire al consumatore i dettagli e le caratteristiche ‘tecniche’ del prodotto che metterà nel carrello. Ma non solo: la nuova etichetta consentirà anche di conoscere il valore nutrizionale (e salutare) degli alimenti prima di metterli nel piatto, secondo il Regolamento (CE) 1924/2006. Quali saranno le conseguenze di questa piccola rivoluzione? I produttori avranno l’obbligo di presentare con estrema chiarezza e leggibilità tutte le informazioni. Nessun alimento avrà più “misteri”, in modo da permettere ai consumatori di scoprire con più facilità i segreti dei prodotti esposti sugli scaffali nei supermercati.

Il primo decreto legislativo sull’etichetta risale al 1992 e già allora definiva un identikit del prodotto qualificandolo con nome, peso al netto, termini di scadenza, conservazione, istruzioni d’uso dell’alimento laddove necessarie, tasso alcolico in caso di bevande. Queste erano poi completate anche dal luogo e provenienza del cibo in questione e dalla quantità di alcuni ingredienti. Informazioni fondamentali che si troveranno ancora nell’etichetta targata 2014, mentre spariranno le indicazioni sulla sede dello stabilimento di produzione e il lotto di appartenenza del prodotto. A favore però di dettagli ben più utili e salutari.

LE NOVITA’ – La prima è la leggibilità delle informazioni, all’insegna della chiarezza e trasparenza. Perché le etichette 2014 dovranno riportare in maniera ben visibile (quindi con caratteri di stampa che ne consentano agevolmente la lettura) non solo le informazioni essenziali precedentemente citate, ma dovrà anche riportare le proprietà e caratteristiche naturalmente presenti nell’alimento e/o aggiunte chimicamente. Ovvero l’elenco completo degli ingredienti con precise indicazioni di quelle componenti che potrebbero indurre intolleranze o allergie (vale a dire gli allergeni) ma soprattutto la dichiarazione nutrizionale dei cibi. Questo sia che si tratti di prodotti industriali sia di cibi più freschi e facilmente deperibili, cioè quelli che vanno acquistati e mangiati nell’arco di poche ore.

  1. Denominazione dell’alimento: ovvero il nome del prodotto che si sta acquistando a chiare lettere. Ma non basta; insieme ad esso dovrà essere indicato anche lo ‘stato fisico’ dell’alimento, ad esempio ‘in polvere’ o ‘liofilizzato’, ‘concentrato’, ‘congelato’ e così via. Facendo chiari riferimenti anche al cambio di stato di un alimento: ad esempio se questo è stato prima congelato e poi posto in vendita decongelato. Per gli alimenti preimballati, le informazioni obbligatorie devono figurare direttamente sulla confezione o su un’apposita etichetta e su ciascun prodotto nel caso in cui la confezione ne contenga più di uno.
  2. Elenco degli ingredienti e degli allergeni. Grazie alla nuova etichetta si potranno conoscere tutti i componenti che costituiscono un determinato alimento che verranno riportati in ordine decrescente di peso e in forma totale, ovvero senza esclusione, allergeni compresi. Questi ultimi, proprio perché numerosi (i più diffusi sono i cereali contenenti glutine, i crostacei, le arachidi, il latte, la soia, la frutta con guscio) e causa di sensibilità o particolari reazioni organiche, vanno evidenziati sull’etichetta con caratteri più grandi e con colore differente, rispetto agli altri ingredienti, in modo che la loro presenza salti subito all’occhio. E questo sia per prodotti confezionati, sfusi o offerti in mense e ristoranti (in questo caso gli allergeni dovranno essere indicati nel menu). Stessa regola anche per oli e grassi vegetali quali olio di cocco, di palma o grassi idrogenati: se presenti, la fonte di origine dovrà essere indicata in un elenco a parte e ben visibile
  3. Durabilità de prodotto. Sull’etichetta si dovranno trovare sia la data di scadenza che il termine minimo di conservazione (TMC) i quali non vanno confusi. La prima indica infatti il tempo entro cui un alimento deve essere consumato per essere sicuro e nel caso si tratti di cibi altamente deperibili, la data dovrà essere preceduta dalla dicitura ‘Da consumarsi entro’. Mentre il TMC indica ‘preferibilmente’ quando mettere il cibo in tavola. Questo significa che oltre la data X il cibo potrà essere comunque consumato in sicurezza, senza cioè che abbia sviluppato delle tossine ad esempio, ma che è possibile abbia perso parte del suo sapore e colore originali (caratteristiche organolettiche).
  4. Condizioni di conservazione ed uso. L’etichetta deve chiaramente spiegare, sotto questa voce, come il prodotto deve essere correttamente conservato una volta aperto per non generare soprattutto problemi di salute, correlati ad esempio allo sviluppo di qualche tossina.
  5. Paese di origine e luogo di provenienza. Sapere da dove provengono carni bovine, pesce, frutta e verdura, miele, olio extravergine di oliva era già d’obbligo ma la nuova etichettatura estende la norma anche a carni fresche e congelate suina, ovina, caprina e al pollame.
  6. Dichiarazione nutrizionale. Senza nulla togliere alle altre credenziali, la dichiarazione nutrizionale resta quella più importante per il consumatore, avvertendolo dei buoni e cattivi principi nutrizionali che sta mettendo in bocca e quindi delle potenziali qualità o dei rischi annessi e connessi. Le informazioni nutrizionali sull’alimento in questione dovranno specificare obbligatoriamente il valore energetico riferito a 100 g/100 ml dell’alimento e espresso in kcal giornaliere, oppure alla singola porzione, la quantità di grassi contenuti, di acidi grassi saturi, di carboidrati, zuccheri, proteine e sale. Ma potranno anche essere completate con l’indicazione delle quantità di uno o più fra i seguenti elementi: acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi; polioli; amido; fibre alimentari; vitamine e sali minerali, questi due ultimi precisati in modo particolare se sono presenti in quantità significative.

INDICAZIONI COMPLEMENTARI – Alcuni ingredienti contenuti nei cibi come caffeina, fitosteroli e fitostanoli o liquerizia, possono non essere adatti a tutti. A discrezione dell’azienda, su questi ingredienti potranno essere fatte particolari precisazioni. Per esempio:

– Caffeina: i prodotti che non siano tè, caffè, e che la contengono in quantitativi superiori a 150 mg/l potranno riportare sulla confezione la dicitura ‘ad alto contenuto di caffeina’ ma anche ‘Non raccomandato per bambini e donne in gravidanza o nel periodo di allattamento’.

– Fitosteroli e fitostanoli: gli alimenti a cui sono state aggiunte queste sostanze potranno riportare la scritta ‘addizionato di steroli/stanoli vegetali’. Potrà anche essere precisato che si tratta di un alimento ad uso esclusivo in dietoterapie per abbassare il colesterolo e che è sconsigliato in donne in gravidanza o nel periodo di allattamento e nei bambino con meno di 5 anni.

– Liquerizia: Dolciumi e bevande che la contengono in concentrazioni pari o superiori a 100 mg/kg o 10 mg/l potranno riportare la dicitura ‘contiene liquerizia’ subito dopo l’elenco degli ingredienti.

© Fondazione Veronesi

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