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Medicina estetica rigenerativa: funziona davvero?

Medicina estetica rigenerativa: funziona davvero?

8 May 2026 586 views

Cosa c’è di vero (e cosa no) dietro il trend del momento

Obiettivo non è più “riempire”, ma riattivare i processi biologici per un ringiovanimento più naturale. Se ne parla al Congresso FIME di Napoli

La medicina estetica è in forte crescita e l’Italia è oggi tra i Paesi leader in Europa per numero di trattamenti, con quasi un milione e 400mila interventi in un anno (dati ISAPS 2024). A trainare la crescita è senza dubbio la medicina estetica, ossia interventi non chirurgici che permettono di migliorare il proprio aspetto con tecniche poco invasive. Tra le nuove tendenze spicca la medicina rigenerativa: trattamenti che promettono di migliorare la pelle stimolandola dall’interno, con risultati naturali. Ma cosa significa davvero? A fare chiarezza saranno gli specialisti del XIII Congresso della Federazione Italiana Medici Estetici (FIME), in programma a settembre a Napoli.

Cos’è la medicina rigenerativa? E’ un insieme di trattamenti che stimolano la pelle a rigenerarsi naturalmente, migliorandone qualità, tono ed elasticità. L’obiettivo è riattivare i processi biologici del tessuto, favorendo la produzione di collagene ed elastina. I risultati sono generalmente più naturali e progressivi rispetto alla medicina estetica tradizionale, anche se il termine “rigenerativa” è spesso usato in modo improprio. 

“E’  importante chiarire cosa c’è davvero di rigenerativo in questa medicina, basandoci su fonti scientifiche e dati -spiega il professor Rauso, vicepresidente FIME e presidente del Congresso -. Il tema si inserisce all’interno di una riflessione più ampia sul rapporto tra corpo e psiche, sempre più determinante nella domanda di trattamenti estetici, che sarà al centro del XIII Congresso FIME” dice il professor Raffaele Rauso, vicepresidente FIME e presidente del Congresso.. 

Ecco cinque punti chiave per capire cosa sta cambiando davvero.

1. Si stimola, non si rigenera. L’idea di rigenerare i tessuti è affascinante, ma spesso impropria. “Il nostro obiettivo è riportare il dibattito su basi scientifiche – spiega Raffaele Rauso – perché il rischio oggi è semplificare e banalizzare procedure che restano atti medici complessi. Quello che chiamiamo medicina rigenerativa è spesso una stimolazione biologica. La rigenerazione in senso stretto resta legata soprattutto a tecniche di trapianto con grasso autologo”.

2. L’infiammazione ti fa bella. Di solito è associata a qualcosa di negativo, ma in alcuni casi è alla base dei cosiddetti trattamenti rigenerativi. “L’infiammazione, se controllata, è il meccanismo che innesca la riparazione dei tessuti. Le sostanze utilizzate innescano una reazione dell’organismo, che porta a un miglioramento della qualità cutanea. La sfida oggi non è più stimolare, ma controllare con precisione questa risposta, evitando effetti indesiderati e rendendo il risultato più prevedibile” specifica il professor Rauso.

3. Una seconda vita: da filler a biostimolanti.  Anni fa, si parlava di loro come filler. Oggi sono ritornati, ma con utilizzi diversi: sono l’idrossiapatite di calcio e acido polilattico, tra i protagonisti delle tecniche di medicina rigenerativa. “La vera innovazione non è tanto nei materiali, quanto nel loro utilizzo – precisa il presidente del Congresso -. In precedenza erano utilizzati come filler volumizzanti, mentre oggi sono infiltrati in soluzioni sempre più diluite e usate come stimolanti tissutali. Un cambio di paradigma supportato da una crescente letteratura scientifica sulla tollerabilità e sull’efficacia”.

4. I fili coreani per ringiovanire.  Noto per i fili di trazione, che sollevano i tessuti del viso e del corpo senza ricorrere alla chirurgia tradizionale, il polidiossanone (PDO) ha oggi nuove applicazioni. Derivato da tecniche sviluppate in Asia, in particolare in Corea, il PDO viene oggi utilizzato per indurre una risposta biologica attraverso infiltrazioni, più che per un effetto meccanico diretto. Il Congresso FIME ospiterà anche sessioni pratiche e due “challenge” cliniche, con infiltrazioni dal vivo, pensate per confrontare approcci e risultati tra specialisti.

5. La bellezza passa anche dalla testa. La crescente richiesta di trattamenti estetici non è solo un fenomeno clinico, ma anche psicologico. “Da un lato cresce la domanda di trattamenti sempre più accessibili, dall’altro aumenta il rischio di banalizzazione – sottolinea ancora il prof. Rauso –. La medicina estetica deve restare medicina, basata su personalizzazione, sicurezza e chiare indicazioni cliniche non dettate dal trend del momento”.
Per questo il congresso FIME di settembre metterà al centro anche il rapporto tra percezione di sé, benessere psicologico e intervento estetico, in un contesto in cui l’equilibrio tra risultato clinico e aspettative del paziente è sempre più delicato.

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