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Balbuzie: con Lidcombe non è più un problema

Balbuzie: con Lidcombe non è più un problema

1 March 2011 5527 views

Dall’Australia un metodo d’avanguardia per la rieducazione del linguaggio in età infantile.

Le potenzialità del linguaggio possono at­tuarsi solo e soltanto se l’uomo riesce a stabilire rapporti interpersonali affettiva­mente soddisfacenti. Per avviare l’uso del­la lingua parlata è determinante l’apporto degli adulti e del modo in cui si pongono nei confronti del bambino. Quando il bam­bino vive in un ambiente in cui si parla poco, o si creano continue dispute, quan­do gli viene negato il diritto di parola e gli si forniscono pochi modelli verbali, vengo­no a crearsi le condizioni sufficienti perché il ,linguaggio non si sviluppi. La comunica­zione tra bambino molto piccolo e la ma­dre è stata definita da U. Neisser “proto conversazione”. Già tra le sette e le quindi­ci settimane puntano l’attenzione sul viso della madre e reagiscono con sorrisi e bor­bottii alle sue sollecitazioni. Se la madre interagirà e sosterrà il tentativo di comuni­cazione toccandolo, sorridendogli e par­landogli dolcemente con voce leggera e rilassata, allora il bambino produrrà suoni. Una “proto conversazione” disarmonica può essere – in futuro, se non riordinata – la responsabile delle disfluenze più o meno gravi del linguaggio. La balbuzie, alla sua comparsa in età infantile, può essere inizialmente giustificata come un atteggiamento di timidezza del bambino o con un ritardo del linguaggio. Un pro­blema grave che colpisce un bambino su venti tra i due e i quattro anni d’età e nella maggior parte dei casi non si interviene in modo tempestivo. Il genitore tenderà in moltissimi casi a negare il problema, ve­dendo i miglioramenti dell’eloquio del bambino e giudicando gli “inceppamenti” come occasionali. Il risultato è che, at­tuando una strategia di attesa di guari­gione spontanea dal disturbo, solo il 20% dei bambini colpiti riacquisterà un eloquio fluente. “Secondo una recente ri­cerca australiana, i futuri balbuzienti han­no sviluppato questa disfunzione già prima dei tre anni di età “, afferma il Dottor Mar­co Santilli, Specialista di Rieducazione al Linguaggio e di Ricerca Scientifica nel Settore delle Balbuzie. “Questo ci fa capire – prosegue – quanto sia importante intervenire in età prescolare, facendo in modo di accelerare il processo di risolu­zione, prima che questo diventi un proble­ma. Quando la balbuzie si manifesta in età precoce, non è detto che quei sin­tomi debbano necessariamente portare ad un affermarsi del problema. Una delle possibili­tà è che rivelino una certa predisposizione che spes­so, però, non è facile co­gliere, anche perché molti bambini che iniziano a balbettare hanno un ricco vocabolario già a due anni. Allo stesso tempo la ricerca ci dice che non biso­gna preoccuparsi se il bambi­no inizia a balbettare, perché ciò è spesso fisiologico a due anni, ma è altrettanto sbagliato pensare che il risultato sia sempre quel­lo di una risoluzione spontanea”. Proprio a causa di questa in­determinatezza di partenza che ca­ratterizza la na­tura della mancanza di fluidità nel linguaggio del bambino, la ge­stione del problema da parte del genitore diviene ancor più delicata e difficile. In una situazione ad impatto emotivo così elevato,tanto per il genitore quanto per il bambino, entrano in gioco fattori moltepli­ci, come l’educazione impartita che, se molto rigida, rischia di raggelare le reazio­ni del bambino creando un circolo vizioso. In altri casi sarà inve­ce l’eccesso di protezio­ne a bloccare il bambino. E quando è il genitore stes­so ad avere problemi di balbuzie, percepisce quel­la del figlio con senso di col­pa. è nell’ambito di queste dinamiche così complesse che errori di comunicazione con il bambino rischiano di compro­metterne l’evoluzione dell’eloquio, scatenando l’insor­genza di una balbuzie resistente. “ I ricercatori – continua il Dottor Santilli – hanno seguito più di 1.600 bambini a partire dagli otto mesi di età. E’ stato osservato un inizio spesso improvviso che si sviluppa in meno di tre giorni almeno in metà dei casi seguiti. L’insorgenza si è vista essere più frequente tra i bambini di sesso maschile e tra i gemelli, ma anche nei casi di educazio­ne severa della madre e nei casi di bambini che, già all’età di due anni, avevano un vocabolario particolarmente ricco. A fronte di questi dati che ci danno una panoramica della balbuzie in età infantile, resta la necessità di evitare che il bambino speri­menti sentimenti di ansia rispetto alla sua fluidità di linguaggio “. Oggi, un nuovo metodo comportamentale di cura delle balbuzie che giunge dall’Australia, affida proprio al genitore stesso un ruo­lo primario, eliminando il senso di inadeguatezza e di incapacità di azione che spesso il genitore del bambino balbuziente si trova a sperimentare. Si chiama Metodo Lidcombe, prevede che dopo una adeguata formazione da parte di uno specialista, di uno psi­cologo e anche di un logopedista, siano i genitori stessi ad im­partire la cura la proprio bambino. Con questo Metodo non si in­segna al bambino a controllare la parola o il respiro, quindi non si focalizza la sua attenzione sul problema, ma si fa in modo che il bambino sviluppi un allenamento all’eloquio fluido attraverso un sistema di premi e ricompense. Nel nostro Paese questo Metodo è utilizzato presso il Centro Specialistico per l’Eliminazione della Balbuzie, fondato dal Dottor Marco Santilli, nelle sue sedi presen­ti in tutta Italia. “Il Metodo, che si basa sul trattamento precoce delle balbuzie, è stato sviluppato dal Professor Mark Onslow dell’Università di Sidney”, specifica Marco Santilli. “La novità del Metodo consiste proprio nel fatto che i genitori hanno la pos­sibilità di aiutare loro stessi ed il bambino nell’ambiente fami­liare e quotidiano, partendo dalla considerazione che spesso il problema di balbuzie è più fisiologico che psicologico. Si tratta di seguire l’eloquio del bambino in famiglia per intervalli di circa 15 minuti e di commentare successivamente l’eloquio in modo gratificante o neutro, ma mai in modo negativo. Una mam­ma che dopo una ripetizione corretta della parola da parte del bambino gli dice, premia il bambino ed allo stesso tempo gli for­nisce un dato sulla giusta articolazione, senza mortificarlo. Una ulteriore novità del Metodo è costituita dall’età dell’intervento,il periodo pre scolare tra i due e i sei anni, che in più si rivela estre­mamente utile nel facilitare l’inserimento del bambino nel mondo della scuola”. La priorità rimane quella dell’intervento precoce. “Per i ricercatori dell’Università di Sidney è sempre meglio intervenire piuttosto che aspettare. Durante il loro studio, han­no seguito 54 bambini dai tre ai sei anni, sottoponendo la metà di loro al Metodo Lidcombe. Si è visto che i bambini sottoposti a questo trattamento avevano ridotto del 77% il loro livello di balbu­zie, rispetto al 43% di riduzione dell’altra metà non trattata”. L’im­portanza dell’intervento precoce riguarda anche la possibilità di agire in una fase in cui il bambino non ha coscienza della sua balbuzie. Infatti, è proprio con il passare degli anni che con la balbuzie si sviluppano problemi relativi all’auto efficacia, ov­vero alla percezione che si ha della prioria capacità di poter modificare gli eventi. Per il balbuziente adulto la paura di non poter superare la prova è molto elevata. Il soggetto ha una valu­tazione negativa delle proprie possibilità, e questo lo induce ad evitare situazioni in cui potrebbe balbettare. Ma ciò che è più importante è che questa perce­zione di sé porta il soggetto adulto con problemi di fluidità a rinunciare a possibili obiettivi di modificazione del disturbo ed a considerare i propri limiti di elo­quio come dei tratti che rimar­ranno permanenti. In questo senso l’intervento precoce presenta l’ulteriore vantaggio di lavorare su soggetti che non sono giunti ad una simile percezione limitante della propria auto efficacia. A conferma di questo dato “uno screening condotto in Australia sul­la balbuzie infantile, ha dimostrato che i bambini che balbettava­no non erano più timidi e riservati rispetto ai coetanei” aggiunge Marco Santilli. Oggi l’attenzione intorno alle ripercussioni di que­sto problema tra i ragazzi è molto elevata. “ Sottoporre i bambi­ni al trattamento con il Metodo Lidcombe vuol dire andare a diminuire il tasso di adulti balbuzienti che oggi corrisponde ad una popolazione dell’1%, attraverso un recupero naturale e sottrarre il bambino da un atteggiamento di silenzio doloroso che spesso costituisce il suo ambiente secondo un approccio più at­tendista”.

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