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ACQUA LE REGOLE PER BERE SANO

ACQUA LE REGOLE PER BERE SANO

23 marzo 2018 4068 views

a cura di Mario Pappagallo

Un’acqua molto povera di sodio, pur essendo spesso propagandata come elisir di lunga vita e di bell’aspetto, trova assai poche indicazioni in ambito medico. Si può fare un discorso analogo per le acque povere di calcio: se si escludono alcune malattie molto particolari, non c’è motivo di consumare acque povere di questo elemento. Al contrario, in un’epoca in cui la popolazione assume scarse quantità di calcio con la dieta, assumerlo con l’acqua potrebbe aiutare a raggiungere il fabbisogno giornaliero e ridurre il rischio di osteoporosi.

L’acqua è il principale costituente del corpo umano, rappresentando il 50-60% del peso corporeo.
L’uomo, al pari degli altri vertebrati terrestri, è dotato di meccanismi fisiologici volti a mantenere l’equilibrio idrosalino, non solo per conservare l’acqua,
essenziale per la vita, ma anche per eliminare quella in eccesso.
“Da qualche tempo, diversi messaggi pubblicitari ci inducono a bere grandi quantità d’acqua per “tonificarci”, “pulirci dentro” e “idratarci”, ed è molto
importante fare chiarezza, spiega Marco Faustini Fustini, Neuroendocrinologia, IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna.
La pubblicità sottolinea con grande rilievo l’importanza delle “acque senza” questo o quell’elemento, ma, dal punto di vista medico questo non ha alcun senso, salvo poche e rare eccezioni. In realtà, l’acqua deve essere fonte anche di sali, che concorrono al benessere complessivo dell’organismo: se è vero che l’acqua è il
principale componente del nostro corpo, è altrettanto vero che il sodio è il principale elemento al di fuori delle cellule.

Un’acqua molto povera di sodio, pur essendo spesso propagandata come elisir di lunga vita e di bell’aspetto, trova assai poche indicazioni in ambito medico. Si può fare un discorso analogo per le acque povere di calcio: se si escludono alcune malattie molto particolari, non c’è motivo di consumare acque povere di questo elemento. Al contrario, in un’epoca in cui la popolazione assume scarse quantità di calcio con la dieta, assumerlo con l’acqua potrebbe aiutare a raggiungere il fabbisogno giornaliero e ridurre il rischio di osteoporosi.
“È bene ricordare che la bevanda per eccellenza, per dissetarsi e idratarsi, è l’acqua che non dovrebbe essere automaticamente sostituita con bibite
commerciali in genere troppo ricche di zuccheri. Ma quanta acqua dobbiamo bere ogni giorno? – continua Faustini Fustini – Ci sono alcune condizioni che richiedono modificazioni significative dell’introito giornaliero di acqua: ad esempio, nel caso di alcune condizioni morbose che compromettono,
direttamente o indirettamente, la capacita del rene ad eliminare un carico di acqua si può arrivare a consigliare di non superare gli 800 ml al giorno. Al contrario, in caso di diarrea profusa o dopo un periodo di ridotto accesso libero all’acqua, è consigliato aumentare l’apporto idrico giornaliero anche fino a 3-4 litri. In ogni caso si tratta di condizioni patologiche che richiedono il consiglio del medico e il “fai da te” è sempre da evitare.”
Una persona in buone condizioni di salute e con una dieta normale, riesce a smaltire anche più di 10 litri di acqua al giorno, ma in alcuni casi il corpo ha
minori capacità di eliminare l’acqua in eccesso e si può arrivare alla condizione di iponatremia, ossia di ridotte concentrazioni sieriche di sodio, che viene a trovarsi maggiormente diluito nel sangue. In questi casi, bere grandi quantità di acqua – in alcuni casi può essere sufficiente superare i 3-5 litri
al giorno – può portare ad un’intossicazione che, seppur raramente, può essere letale.
L’iponatremia può essere causata da farmaci, come diuretici tiazidici e antidepressivi – che interferiscono a vari livelli con i meccanismi che controllano l’equilibrio idrico del corpo – o in seguito a malattie che comportano una secrezione inappropriata di ormone antidiuretico
e quindi concentrano in maniera eccessiva e inadeguata le urine, come può accadere in alcuni casi di tumore del polmone o di malattie, per lo più a carico del sistema nervoso centrale (meningiti, traumi cranici, emorragie cerebrali…) che innescano la secrezione eccessiva dell’ormone da parte della neuroipofisi.
Inoltre, l’iponatremia può manifestarsi anche se la dieta è molto povera di soluti, come nelle persone indigenti (con una dieta sbilanciata), nelle persone con anoressia nervosa o nelle persone dedite al consumo di grandi quantità di birra (che è, appunto, un liquido molto povero di soluti). L’iponatremia colpisce circa il 10-15% dei pazienti ricoverati in ospedale e, anche se i casi gravi sono rari, la terapia deve essere tempestiva, per evitare conseguenze
soprattutto a livello cerebrale.

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